"... In corsia 1 Ramsete, in corsia 2 Ben Hur, in corsia 3 Phenomeno, in corsia 4 Dorando, poi Usquesto in quinta, Aldenos in sesta, Sankara in settima. All'ottava Kociss e in ultima il campione uscente, Xian Ba.

Atene saluta i telespettatori collegati. L'antico ovale della capitale greca, già protagonista nei secoli passati di epiche sfide, sfavilla nella notte per ospitare la gara stellare che sta per cominciare. A risentirci tra pochissimi minuti da questo splendido e festoso stadio in compagnia del sottoscritto, Massimo Santucci. A voi studio".

 

Il telecronista depose il microfono e agguantò una borraccia rossa che si portò alle labbra. Bevve acqua gelata mentre osservava il catino strapieno di fanatici che urlavano e battevano clave di legno su tamburi grandi come piscine.

A qualche metro dalla sua postazione un energumeno vestito da Buffalo Bill agitava verso il cielo un fucile caricato a salve e recitava il suo mantra alle stelle.

Dalla parte opposta tre ragazze di colore ballavano una danza sfrenata, a seno scoperto, agitando con il bacino una gonna sfilacciata che rifletteva la luce dei fari. Sulle loro magliette, stampata, la faccia feroce di Kociss: l'umanoide sembrava danzare con loro e festeggiare una vittoria già conquistata.

 

L'ultimo spot previsto era terminato e Massimo riavvicinò il microfono alle labbra.

 

"Ed ecco ai blocchi di partenza, pronti a scattare come saette, gli antropomorfi collegati in bluetooth con le postazioni di controllo. Si parte!".

 

Un colpo secco di pistola diede inizio alla gara.

Ben Hur scattò subito in testa, con movimenti fluidi, oliato alla perfezione dalla scuderia che aveva lavorato giorno e notte per settare al meglio i circuiti integrati del robot.

 

Aldenos lo tallonava da vicino stimolato prepotentemente via etere dai box. Ma un segmento di tungsteno troppo sottile per reggere a quelle sollecitazioni si sfilò dalla sua sede. Una gamba di Aldenos smise di funzionare e l'atleta di latta cadde rovinosamente mettendosi di traverso sulla pista.

 

Xian Ba che inseguiva la coppia di testa penetrò con il tallone il torace di Aldenos e il suo piede, staccato dal resto del corpo, rimase intrappolato tra un groviglio di fili.

Xian Ba rovinò così sull'anello seminando minuteria elettronica in ogni direzione.

 

Anche Dorando, arrivato sul tratto di pista cosparso di detriti, inciampò sulle ginocchia di Aldenos e caracollò per qualche istante prima di sfracellarsi al suolo.

 

Dai settori che inneggiavano agli umanoidi stesi a terra si alzò un boato di rabbia simile a quello della folla che, un secolo prima, si sentiva defraudata di un rigore negato alla squadra del cuore.

Massimo commentava eccitato.

 

"... Interviene adesso la giuria che sospende la gara in attesa di un ripristino...".

 

La caduta aveva provocato a Dorando lo stacco totale della testa che penzolava completamente rovesciata sulla schiena, appesa ai cavetti di rame che sbucavano dalla gola.

 

Aldenos, calpestato e ridotto a un rottame, giaceva inerme in una pozza d'olio fuoriuscito dall'addome. Le molle di tenuta delle giunture erano sparpagliate sul terreno e un braccio staccato dal busto giaceva inerte al suolo.

 

La direzione concesse 45 minuti alle scuderie per riparare i danni subiti. Aldenos non si sarebbe ripresentato al via, Xian Ba e Dorando invece avrebbero di nuovo gareggiato grazie agli ‘engineers’ chini sulle loro creature per sostituire o riparare le parti danneggiate: ne rimanevano otto.

La diretta ricominciava con Massimo di nuovo pronto per commentare l'evento.

 

"... Si riprende con la safety car dietro la quale sono allineati i concorrenti...".

 

Un'automobile nera aveva dispiegato due enormi ali simili al mantello di un enorme Dracula inginocchiato sul parterre. Avanzava lenta per condurre di nuovo alla battaglia gli otto rimasti in gara. Poi, qualche secondo dopo, scomparve inghiottita dalla rampa che si infilava sotto il suolo.

 

Anche questa volta a dettare l'andatura era Ben Hur e Sankara lo tallonava praticamente incollato, prossimo a superarlo ma un sensore tradito dal pulviscolo sollevato trasmise in ritardo il segnale d'impatto.

 

Sankara incassò così una potente gomitata da Ben Hur e, sbilanciato, puntò dritto al cartellone pubblicitario che sfondò per proseguire nel prato vicino. Con l'equilibrio compromesso cadde sbattendo la faccia sopra una palla d'acciaio usata dai lanciatori del peso. Diodi, memorie e connettori contenuti nel cranio saltarono come cavallette. L'umanoide, steso a terra con gli arti inferiori ancora in movimento a scalciare verso la luna, non avrebbe più dato fastidio agli avversari.

 

Ne rimanevano sette.

 

Ben Hur resisteva in testa alla fila. Alle sue spalle Usquesto e Xian Ba ingaggiavano un duello furibondo per difendere la posizione. Poi uno sbuffo di fumo sembrò sollevarsi da Usquesto.

Qualche istante dopo una lingua di fuoco fuoriuscita da un padiglione auricolare privò il robot della guida autonoma deputata alla navigazione.

Invertita la direzione Usquesto procedeva in senso contrario.

La corsa contro mano del robot fuori controllo attivò un alert trasmesso dalla telecamera frontale di Xian Ba che si piantò immobile per evitare possibili collisioni.

 

Ma alle sue spalle, in forte recupero, Ramsete spingeva a mille sulle gambe di titanio diventate due locomotori.

Lo scontro fu inevitabile. Un ginocchio di Ramsete sfondò il bacino di Xian Ba mentre una folla inviperita lanciava strali verso 'il faraone' reo di avere disintegrato lo sterno del campione in carica.

 

Xian Ba nonostante l'incidente riprese la corsa. Perdeva pezzi ad ogni passo e i fili elettrici che penzolavano dalle natiche verso terra producevano scintille poco rassicuranti: si muoveva a scatti, come un burattino mosso da fili invisibili. Percorse ancora alcuni metri prima di cadere e prendere fuoco. L'idrogeno utilizzato come propellente leggero esplose con violenza scaraventando la testa verso il prato e il corpo nella direzione opposta, verso le reti di contenimento.

 

Nel frattempo Usquesto, quello che aveva invertito la direzione di marcia, avanzava a casaccio. Al termine di un percorso senza logica si infilò nella scaletta che tanto tempo prima conduceva i calciatori agli spogliatoi. Un clangore e uno sbuffo di fumo raccontarono a loro modo la misera fine del robot.

 

Ne rimanevano cinque.

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