Tremava, ma sapeva esattamente perché era lì. James, intanto, stava parlando sottovoce con il suo manager. Poi si voltò verso la sala. I suoi occhi incrociarono quelli di Amanda. E si fermò, sgranando gli occhi.

Amanda sentì un brivido lungo la schiena. Lui la stava guardando. E le stava sorridendo. Un sorriso che diceva ti ho riconosciuta.

Per mesi aveva immaginato quel momento, anche quando la speranza si era affievolita e ogni tuffo al cuore provocato da ragazzi con i capelli chiari e ricci, visti di spalle per strada, era diventato sempre più debole. Aveva imparato a trasformare quell’incontro in un ricordo da custodire, insieme al rimorso per essere fuggita via troppo in fretta.

Ora era lì. In piedi. Con centinaia di occhi su di lei. Per un attimo si dimenticò di aver alzato la mano, il pensiero si svuotò, la gola era secca.

Poi fece un respiro, rilassò le spalle e trovò la voce. All’inizio tremolante, poi via via più sicura, chiese:

— Cosa sarebbe successo se i due protagonisti si fossero rivisti?

A quel punto James sorrise, abbassando lo sguardo. Si sporse in avanti, poggiando gli avambracci sul banco e avvicinandosi al microfono. Si passò una mano tra i capelli e rispose senza esitazione, come se avesse ripetuto quella frase nella sua mente un milione di volte:

— Non l’avrebbe lasciata andare di nuovo.

Amanda non ebbe più dubbi. Anche lui era rimasto segnato da quell’incontro, breve ma così denso di emozioni da diventare impossibile da dimenticare.

Intanto la sala si animava: il pubblico era impaziente di fare domande, le mani si alzavano, le voci si sovrapponevano. James rispondeva, ma il suo sguardo tornava continuamente a cercare Amanda tra la folla, come per assicurarsi che fosse davvero lì, davanti a lui.

Amanda restò seduta fino alla fine. Le domande si susseguivano, ma lei ne ricordava a malapena qualcuna. Era immersa nei pensieri, nei ricordi di quella mattina di quasi un anno prima. Le sensazioni riaffioravano vivide, intatte.

A poco a poco, la sala cominciò a svuotarsi. Le persone uscivano a gruppi, una copia firmata del libro stretta sotto il braccio, mentre le risate e il rumore dei tacchi sul pavimento lucido si affievolivano, lasciando spazio a un silenzio ovattato, rotto solo dal fruscio delle pagine sfogliate.

Amanda era in piedi, davanti a uno scaffale. Passava lentamente le dita sulla fila di libri, assorta. Alzò lo sguardo e notò un volume con la copertina rigida, impreziosita da decori in rilievo. Allungò il braccio per afferrarlo, dovette salire sulle punte dei piedi per raggiungerlo, ma il libro le scivolò dalle mani.

Emise un piccolo gridolino, poi abbassò lo sguardo verso il pavimento — ed ecco una mano apparire e afferrare il libro al volo.

— Salvo — disse James, sorridendole.

— Piccole donne — aggiunse, porgendoglielo.

Amanda sorrise, un sorriso così spontaneo da farle socchiudere gli occhi. Afferrò il libro e le loro mani si sfiorarono. James fu trasportato all’istante a quella mattina nella caffetteria: ricordò la piacevole sensazione di quella pelle liscia quando lei gli aveva impedito di usare il cucchiaino per girare il cappuccino. Aveva pensato che, a occhi chiusi, avrebbe potuto confondere quella mano con morbida seta.

Prima che potessero scambiarsi una parola, il manager si avvicinò con passo sbrigativo, interrompendoli senza la minima discrezione. Parlava fitto, elencando appuntamenti, interviste, impegni.

Amanda fece un passo indietro, abbassando lo sguardo, leggermente imbarazzata. Ma James non la smise di guardare. Continuava a sorridere, visibilmente troppo felice per ascoltare il manager, che intanto sbuffava, resosi conto di essere ignorato.

— Ehi, ma mi ascolti? — sbottò, battendo le dita davanti al suo volto — Il giornalista è al telefono e aspetta una tua risposta!

James, senza distogliere lo sguardo da Amanda, disse con calma:

— Digli che sono impegnato. Ho una cosa molto più importante da fare. Devo riscrivere la storia.

Amanda lo guardò sorpresa, poi sorrise. Capì perfettamente a cosa si riferisse. James le porse il braccio, lei lo afferrò senza esitazione e insieme si avviarono verso l’uscita.

Il manager, confuso, li seguì con lo sguardo.

— Quale storia? — chiese — Stai scrivendo un nuovo libro?

Poi, colto da un’improvvisa euforia, gridò verso la porta:

— Lo sapevo che eri un grande! L’ho detto fin dal primo momento!

E tornò al telefono, pieno di entusiasmo per i possibili guadagni futuri.

Intanto, fuori dalla libreria, James e Amanda camminavano fianco a fianco, chiacchierando come se avessero un anno di parole da recuperare.

— Continuiamo da dove eravamo rimasti? — chiese James, con un mezzo sorriso.

Poi aggiunse, scrollando le spalle:

— Solo che, stavolta, non saprei proprio dove offrirti un buon cappuccino.

Amanda si fermò, lo guardò con un’espressione ironica e rispose:

— Direi che è meglio evitarli, i cappuccini. Visto com’è andata l’ultima volta. Pensavo più a un trancio di pizza.

Scoppiarono a ridere insieme, mentre riprendevano a camminare, sottobraccio. Come se, finalmente, avessero capito quanto fosse facile perdersi. E quanto bello fosse ritrovarsi.

 

 

 

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