A poco a poco, la leggerezza si spense. Gli amici cominciarono a evitarmi, stanchi di quel modo di fare che ormai appariva rigido e innaturale. Io non me ne accorgevo, o forse sì, ma non sapevo più come tornare indietro.

Era come se quel ruolo mi fosse rimasto addosso, un’abitudine del corpo e della mente. E più cercavo di comportarmi “da me stesso”, più mi immedesimavo nel Capitano Kirk.

Non riuscivo più a stare con loro e la mia vita non aveva più senso. Era un pomeriggio come tanti altri e stavo tornando da scuola, quando trovai sulla scrivania una busta insolita. Non era una semplice lettera: aveva un sigillo dorato con una stella racchiusa in un cerchio. Tremando, la aprii. All’interno c’era un foglio spesso, con l’intestazione Starfleet Command — United Federation of Planets.

«Comandante Kirk, la Flotta Stellare la convoca con effetto immediato per una nuova missione. Coordinate di imbarco: Settore 001, quadrante Sol. Ora d’imbarco: 0600. Prepararsi al trasporto.»

Il cuore mi balzò in petto: era il richiamo che aspettavo senza saperlo. Un’avventura reale, straordinaria, che mi chiamava al di là della mia vita ordinaria. Non appena alzai lo sguardo, mia madre entrò nella stanza.

«Cos’è questa sciocchezza?» disse, indicando la lettera.
«Ma mamma… è importante!», cercai di spiegare, la voce tremante.
«Niente di importante esce da questa casa», ribatté mio padre alle mie spalle, annuendo severo. «Non ti muoverai da qui. Hai compiti da finire, e basta con queste stramberie!»

Sapevo che non potevano capire ma nella lettera non c’era scritto nulla: dove andare? Dove presentarsi?

«Tu da qui non ti muovi fino a domani mattina, che devi andare a scuola e ti accompagnerà tuo padre…» e chiuse la porta dietro di sé, girando la chiave.

Non appena se ne furono andati, dietro di me apparve una figura che conoscevo bene… ma mai così reale.
«Kirk,» disse Spock con la sua calma inconfondibile, «è il tuo momento.»

Prima che potessi reagire, un bagliore azzurro mi circondò. La luce mi sollevò da terra, avvolgendomi in un fruscio elettrico. I genitori gridarono qualcosa, ma la loro voce si perse nella luce.

In un istante ero altrove. Davanti a me si aprì un panorama che toglieva il fiato: la stazione spaziale del Comando Starfleet, un complesso immenso e scintillante, sospeso nello spazio profondo. E oltre la baia principale, con la sua maestà e bellezza, si stagliava la USS Enterprise, imponente, pronta a partire per nuove avventure.

Il teletrasporto cessò, e mi ritrovai sul ponte principale della stazione. Una voce decisa si fece sentire dietro di me.
«Comandante Kirk,» disse il Commodoro, con il tono di chi conosce ogni dettaglio di chi ha davanti. «Per questa missione abbiamo pensato a te. Sei l’unico in grado di portarla a termine. La Federazione conta su di te.»

Fu in quell’istante che compresi: il richiamo era diventato realtà. Non c’era più casa, né ostacoli. Solo io, la mia astronave e un universo da esplorare.

Quando fui nella plancia, il furiere mi riferì che Spock, McCoy, Uhura e Sulu erano ai comandi, mi salutavano e attendevano ordini.
«Comodi, Sulu, mi dia la posizione attuale.»
«Posizione… Bene, faccia rotta per Alfhagamma.»

L’astronave Enterprise orbitava silenziosa sopra un pianeta sconosciuto. Io, accompagnato dall’equipaggio, scesi sul suolo irregolare del mondo alieno, osservando con curiosità la vegetazione luminescente che ondeggiava sotto un vento inesistente.

Non molto lontano, tra le ombre di una struttura simile a una villa, ci attendevano il dottor Hasseliu e sua figlia, una donna di straordinaria bellezza. Appena la vidi, sentii un’attrazione immediata, un sentimento che mi sorprendeva quanto mi turbava.

«Benvenuti, Capitano Kirk,» disse Hasseliu con voce calma, quasi troppo calma. «Spero che il vostro viaggio non vi abbia stancato troppo.»

Spock, al mio fianco, osservava con la solita freddezza vulcaniana. «Capitano, interagire con individui di una specie sconosciuta potrebbe comportare rischi biologici e psicologici,» ammonì.

«Non mi importa, Spock,» replicai con uno sguardo determinato. «Non posso lasciare che la paura mi fermi.»

Il dottor McCoy scosse la testa, preoccupato. «Kirk, non capisci. Questo potrebbe essere pericoloso. È un’altra specie. Non possiamo sapere come reagirà il loro organismo… o la loro mente.»

Tuttavia, mi allontanai con la giovane Hasseliu, cercando un momento di intimità. La ragazza mi accolse con un sorriso timido, ma quando cercai di avvicinarmi di più, le pareti della stanza in cui ci eravamo appartati mi parvero strane, fin troppo sottili, come se fossero di cartapesta.

Quando provai a dare un bacio più audace, la donna urlò improvvisamente e fuggì dalla stanza. Rimasi paralizzato per un attimo, la mente che cercava di capire: tutto era fin troppo costruito, fin troppo artificiale.

«Spock… McCoy… c’è qualcosa che non va!» gridai. Ma il mio urlo si interruppe quando due uomini con camici bianchi apparvero all’improvviso, mi immobilizzarono ed uno prese una siringa.

 

Nel corridoio, un dottore parlava con un funzionario dello Stato: 

«Ora, nel 4005 dopo Cristo, questa è la procedura standard per trattare le malattie mentali. Lasciamo che il paziente viva le proprie esperienze psicotiche, le proprie fantasie, fino a che non siano pronte a essere affrontate in sicurezza.»

“Beh credo che dati i risultati, questa ormai sia la strada maestra della Cura”, annuì l’altro.

Tutti i racconti

1
1
20

Il linguaggio delle pentole

06 October 2026

Alzatasi all’alba, Maria ha sfacchinato tutta la mattina per preparare un’enorme teglia di lasagne, con la sfoglia tirata ancora a mano. Eccole lì, profumate e invitanti, pronte a sfamare le quindici persone che compongono la sua numerosa famiglia, generi e nipotini compresi. Ha sempre avuto una [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

1
2
20

Bruno

06 October 2026

Sono le due di notte, Bruno è sul balcone di casa in cerca di fresco. Davanti ha un piccolo spazio con una manciata di alberi mezzi bruciati, quelli del posto lo chiamano parco. Alla sua sinistra una sequenza di palazzine popolari. Bruno è un settantenne ex operaio telefonico, pensionato da poco, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like.
    il racconto è di così piacevole lettura che vorremmo [...]

  • Rubrus: Ritratto di un microcosmo e di pensionato annoiato. Piaciuto. Ovviamente rimane [...]

2
4
98

L'infermiera (2/2)

05 October 2026

I due agenti mi guardarono con chiaro risentimento, ma probabilmente avevano intuito quale terribile paura avessi provato, così evitarono di farmi la tipica ramanzina che meritavo per averli disturbati inutilmente. D'altronde, pensavo, le tasse le pago anch’io e ho il diritto di chiedere il servizio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dario Mazzolini: Un racconto di forte impatto emotivo, capace di ribaltare la tensione iniziale [...]

  • MaricaR: Ciao Giampaolo, onestamente ho letto con più emozione la prima parte. [...]

1
1
57

Il buio

05 October 2026

La finestra sul mondo Da qui Da sola Osservo Gente che corre Gente che parla Gente che ride Io resto immobile Attenta Silenziosa Solamente gli occhi si muovono Il resto del mio corpo è fermo Inerme Il vento soffia forte Che voglia urlare? Le chiome degli alberi si piegano al suo volere Resistergli [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

2
4
90

Diario di una Mangiuomini – 11 Agosto 20XX

04 October 2026

Ah... Caro Diario. Ti sto scrivendo sempre meno... Ma ce l’ho fatta, sai? Sono successe un bel po’ di cose... ora ho un dojo tutto mio. Sono la quinta in classifica e mi sono ufficialmente ritirata dalle battaglie. Judy dice che per il momento è meglio così: unendo le forze impediamo ad altri [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

4
9
58

L'infermiera (1/2)

04 October 2026

Ormai ne ero assolutamente convinta: qualcuno da diversi giorni mi stava pedinando. Qualcuno molto furbo, capace di celarsi nell’ombra quando rientravo dal turno di notte, o tra la folla durante le passeggiate pomeridiane nelle strade cittadine. Ne avvertivo distintamente la presenza, anche se [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Andrea Castellini: Per Giampaolo: certo che si capisce ma è insolito, anche "un esercito [...]

  • Giampaolo: Andrea, è probabile che tu abbia ragione, ma se è così [...]

5
7
69

Manuale per riccanza

03 October 2026

Ognuno di noi ne ha uno per amico che ci preserva dalla rovina finanziaria: il risparmiatore compulsivo. Il risparmiatore compulsivo non è oculato per bisogno, ma per vocazione; è l’unto del Signore mandato fra gli uomini per insegnare loro l’arte dell’accumulo, al godimento del quale rinuncia [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Andrea Castellini: 👍Se i taccagni non fossero mai esistiti credo che a nessuno sarebbe venuto [...]

  • Dax: forte, gli Pandau macché 😂.Like

5
7
121

Quello che non combacia

Una storia sull'insoddisfazione, l'abitudine e le cose che smettiamo di dirci

03 October 2026

Da bambino passavo i pomeriggi ad aspettare mia madre tra le panche di una chiesa di periferia. Non pregavo; passavo il tempo a guardare l'abside e a farmi la mia personale teoria sul mondo. Quella parete era un mosaico di scarti di cantiere, fatto di pietre spaccate a martellina. Tessere storte, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • An Old Luca: Complimenti. Ben scritto. Raffinato ma leggibilissimo.
    Like

  • MaricaR: L'abitudine è nemica di un rapporto vivo. Troppe volte si rinuncia [...]

5
7
35

Daredevil: a Parigi

02 October 2026

Parigi, sabato sera. Due giorni di convegno possono stancare anche Matt Murdock. La sala dell'università, le relazioni, le domande del pubblico, le cene istituzionali. Quando finalmente esce, l'aria della sera gli restituisce una città diversa. Parigi smette di essere un'aula e torna a essere [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Ben scritto!
    La domanda "come si fa a difendere un assassino" [...]

  • Dax: Bello. l'idea che la parola cambia la realtà è accattivante, [...]

4
9
303

Cinquanta palleggi

02 October 2026

"Papà, guardami!". Il padre, in piedi poco distante, stava fissando il telefono mentre strisciava il pollice sullo schermo con insistenza. Il bambino stava palleggiando con entrambe le mani. "Guardami, papà!". L’uomo non si mosse se non per passare il dispositivo sull'altra mano e per picchiettare [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Sono dell'opinione di MaricaR con la differenza che non mi aspettavo accadesse [...]

  • Dax: Povero picvolo.Concordo che sapere perché i genitori erano incollati [...]

12
9
120

Dentro il materasso

La Donna

01 October 2026

Ada aveva imparato che il mondo ha un odore. Non quello del pane caldo o dei tigli d’estate. Il mondo odorava di cemento bagnato, ferro, ascensori chiusi, ospedali, cappotti umidi. Odorava di corpi che si sfiorano senza vedersi. Di paura. La paura, Ada la percepiva prima delle parole. Forse per [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Rubrus: Chi, mangari un lunedì mattina, svegliandosi, non ha avuto la tentazione [...]

  • Ondine: Un incipit efficace per entrare subito nel cuore del disagio. Nel mondo c'è [...]

3
2
79

Fredda Lama

01 October 2026

Nel silenzio grave di un’alba oscura, si ode il gelo d’un cuore tradito, come vento che frantuma fiori innocenti nel giardino d’un mito. L’ombra del rispetto, tra veli di nebbia, si dissolve nell’ira, e l’eco d’onore si perde nelle spire d’un’alma che sospira. Come stelle cadute in un cielo tradito, [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

Torna su