2 ottobre 1865
È ancora notte a Rieux-Minervois. Un vento gelido soffia, promettendo un cielo terso e una bella giornata d’autunno. 
«Lo gal canta, Joan-Baptista. Lo sénher Jòrdi t’espèra» [1].
«Óc, maman»[2], dice il ragazzo prendendo la sua valigia di cartone e scendendo per la rampa ripida che conduce al cortile. Sotto casa lo aspetta tutta la famiglia: il padre Pierre, la madre Marie-Claire e i due fratelli minori Antòni e Catina, di 17 e 15 anni. Jean-Baptiste stringe a lungo la mano di Pierre. Come si conviene tra contadini, i due si guardano intensamente negli occhi. Non c’è spazio per molte parole. 

Jean-Baptiste sussurra soltanto: «Arrivederci, padre. Vi ringrazio per tutto».

«Sii prudente figlio mio. E prega Dio. Ti penserò sempre», interviene la madre, baciandolo su entrambe le guance.
«Buon viaggio Joan», dice Antòni stringendogli la mano con fare serio, «ci scriveremo».

Arrossendo per l’emozione, Catina lo bacia sulla guancia chiedendo: «Joan, tu reviendras pour Noël?»[3].

Arriva un pesante carro trainato da due buoi. Il conduttore frena, «Ho!», e poi, rivolto ai due animali, «Hè Blanquet. Hè Roux».
«Joan-Baptista, sei pronto?».

«Bonjorn, sénher Jòrdi. Óc. Sono pronto. Vi ringrazio per il passaggio».
Il carrettiere rimane seduto sulla panca e, con un cenno rivolto a Jean, indica un sacco di paglia adagiato tra le damigiane di vino e i sacchi di grano. Il ragazzo lancia il suo bagaglio e, issandosi sulle ruote, si arrampica sul carro.  
Quando il giovane ha preso posto, il conduttore scuote le redini e parte. Jean guarda nella direzione della casa. Mentre il carro avanza verso Carcassonne, le prime luci dell’alba mostrano controluce le figure del padre, della madre e di quella vigna che li ha sostenuti tutti. Travolto dalla stanchezza per la levataccia e cullato dal cigolio del carro, Jean sta quasi per addormentarsi. Poi, presso l’uscita del paese, intravede la vecchia scuola elementare, che ha frequentato dai 6 agli 11 anni. Gli torna in mente Monsieur Vidal, il suo vecchio instituteur, che lo rimproverava ogni volta che usava il patois «Jean-Baptiste siete qui per imparare il francese, il patois lo parlate già a casa». Quando poi ebbe imparato a esprimersi correttamente nella lingua del re, Monsieur Vidal fu il primo a dargliene atto. Jean ricorda bene quando disse a sua madre: «Madame Marie-Claire, Jean non merita di rimanere in questo paese. Ha un talento naturale per lo studio, nonostante le numerose assenze per i lavori nei campi. Ho già parlato col curato, gli troveremo un posto a Carcassonne, al Petit Séminaire».

La strada per Carcassonne è lunga e un viaggio ancor più lungo attende Jean-Baptiste Vallette. Il ragazzo è diretto a Parigi dove spera di poter seguire gli studi di medicina. Il padre, uno dei mezzadri di Monsieur Adrien de Monstiers de Mérinville, era riuscito a ottenere dal suo Barone un prestito, cinque napoléon d’oro, anche grazie alle benevole intercessioni del curato e del medico del paese.  
«Era il migliore al Petit Séminaire» aveva detto l’Abbé François Martin, un ometto sulla cinquantina, «sono sicuro che a Parigi diventerà un ottimo medico. E Dio sa quanto ci farebbe comodo avere un altro bravo medico, nulla togliendo al dottor Bousquet. E poi, sua madre Marie-Claire, è una donna così pia e timorata di Dio».
«Gli ho permesso spesso di accompagnarmi nel giro di visite. Ha imparato ad auscultare con lo stetoscopio, ad applicare le sanguisughe. Si è appassionato alla nostra missione. Se gli potessimo dare la possibilità di studiare a Parigi piuttosto che a Montpellier…». Così si era espresso il dottor Laurent Bousquet, il medico del paese, sempre gioviale e, a detta dei paesani, bravissimo nell’operare ernie e nel far nascere marmocchi. «L’avessi avuta io questa possibilità, oggi sarei un Médecin des Hôpitaux, non un povero medico di campagna».
Il Barone di Mérinville aveva infilato una mano nel panciotto. «Non avrei mai creduto che il figlio di Pierre, questo Jean, fosse così bravo. Se me lo dite voi, mi dovrò fidare. Darò 100 franchi a Pierre, Jean me li restituirà quando tornerà. Anche se hanno abolito i nostri privilegi, noi Baroni restiamo, come sempre, vicini al popolo».

Per molto tempo Jean e Jòrdi rimangono in silenzio. Guardano le colline del Minervois, le vigne e gli uliveti. Jean percepisce che questo è l’addio al mondo dove è nato e ha vissuto finora.
«Sénher Jòrdi, mi rattrista pensare che a Parigi finirò per dimenticare il mio dolce patois».

«Cosa dite Joan-Baptista? Anche a Parigi, ogni volta che incontrerete un uomo del Sud, il nostro patois vi verrà spontaneamente in bocca! Non potrete mai dimenticarlo».

 

E Jean si ritrova a pensare se debba considerare quella profezia come una condanna o una consolazione.

 

 

[1] In occitano: Il gallo canta, Jean-Baptiste. Il signor Jordi ti aspetta.
[2] Si, mamma, in un misto di occitano e francese.
[3] Jean, tornerai per Natale?, In un misto di occitano e francese

Tutti i racconti

0
0
34

Tutto il giorno stanco

09 April 2026

Era tutto il giorno che era stanco, aveva anche una certa età ormai e non si aspettava più nulla della vita. Aspettava solo Sorella Morte, che lo avrebbe liberato da quella stanchezza e, alla fine, da tutte le stanchezze. Ma c'era ancora qualcosa. C’era un sole abbagliante là, sulla piazza davanti [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

0
0
29

Amani (2/2)

il bambino di bronzo

09 April 2026

I due eserciti nemici decisero, in quel preciso momento, davanti all'ingresso della vecchia metropolitana, di congelare i propri rancori. Adesso avevano quasi capito che stavolta sarebbe stato diverso. L'aria era estremamente fredda, il vento radioattivo sembrava sospeso. Molti di loro tolsero [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
476

La Versione sTramba

Centrale paranoica n°10

08 April 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica... colpo grosso stanotte!! Sapete chi è il grande capo qui al Transcend Village? Come no!? È lui, il Dott. Stella. È a capo di un sistema di cura e protezione psichica dei picchiatelli tanto avanzato e tecnologico e tuttora mai replicato da nessuno. Immaginate: ogni [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
5
255

Amani (1/2)

il bambino di bronzo

08 April 2026

Il cielo era rimasto grigio per così tanto tempo che nessuno ricordava più il colore dell’alba. Non era un futuro distopico, quello immaginato mille volte nei film. Non era una vecchia serie televisiva. Fumi inquinavano l'aria, liquami di ogni genere l'acqua. Le città erano scheletri di cemento [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
286

L'Onore

07 April 2026

“Addio mia bella addio L’armata se ne va E se non partissi anch’io Sarebbe una viltà.” Così cantavano migliaia di giovani, spavaldi e sorridenti, affacciati ai finestrini dei treni che li portavano al fronte. Era una viltà non partire, restare a casa, mentre altri andavano inseguendo ideali e [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: Perché nessuno parla oggi della grandezza e della lungimiranza di uomini [...]

  • Dax: Triste verità...la guerra fa piangere tanti e ridere pochi, di norma [...]

8
9
329

Fillus de anima

07 April 2026

L’appartenenza non è solo condividere la stessa casa. È avere gli altri dentro, come radici nella stessa terra. Un tempo, nelle campagne di Sardegna, bastava uno sguardo per cambiare un destino. Non c’erano firme, né documenti. C’era la parola data e quella bastava. Così nascevano i fillus de [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
5
325

Il bicchiere mezzo pieno

Il mare a giugno

06 April 2026

Matteo abitava in un posto particolare, di quelli che sembrano messi lì apposta per rendere inutile qualsiasi tipo di lamentela. Una terra un po' “storta”, Devia, con il mare talmente vicino che, a forza di guardarlo ogni giorno, aveva smesso di considerarlo una conquista. Stava lì, come una sedia [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
4
100

Prima guida

06 April 2026

L’auto arrivò con qualche minuto di ritardo. Una Panda vecchia, di quelle che sembrano sempre sul punto di spegnersi. Si fermò davanti a me con un leggero strappo del motore, poi silenzio. Dal finestrino uscì un braccio che salutava. «Sei tu quello per Monza?» chiese il conducente. Annuii. Me l’aveva [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • U2108: Descrizione brillante di una esperienza di viaggio particolare. Bravo

  • Dax: Bello. Ma il protagonista è un ragazzo o una ragazza?Guido che guida....like

5
5
82

Il tributo

05 April 2026

L’ uomo emerge dall’oscurità del sottopassaggio. Sale con passi lenti e respiro pesante le scale che lo separano dal binario. Il buio senza luce del tardo pomeriggio invernale sembra una propaggine della voragine oscura che incombe sulla sua anima. Sulla banchina c’è solo la ragazza, con i suoi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Luigia: Ho rimosso il commento perché di questo pezzo si è occupato un [...]

  • Dax: Un racconto interessante... più vhe una bestia è uno.psicopstico....like

5
5
103

Vi racconto la storia dell'abbottonatura (2/2)

La differenza tra uomo e donna

05 April 2026

Tutti i giorni ci vestiamo, abbottoniamo i nostri abiti, le donne a sinistra e gli uomini a destra. Gesti semplici, quotidiani. Ma perché c'è questa differenza tra uomo e donna? Cercherò di spiegarlo in questa seconda parte. La scelta di abbottonare i vestiti a destra o a sinistra risale a pratiche [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: E abnottonate al centro?Like

  • Riccardo: sempre interessanti i tuoi scritti. ciao caro Gennaro 👌

4
11
190

La furbizia delle donne

Ste
04 April 2026

È sicuro che già ai tempi degli Egizi le donne rimproverassero gli uomini, un amico archeologo mi parlava di diverse testimonianze sul tema. Dei greci sappiamo, uno su tutti, Socrate quando parlava della moglie. In epoca romana Giulio Cesare accettò di andare al senato per farsi pugnalare, pur [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • La Gigia: Caro (e stimato) Rubrus, concordo con la maggior parte di ciò che hai [...]

  • Rubrus: Ma certamente! I commenti servono per l'appunto a stimolare un confronto [...]

4
4
378

Vi racconto la storia dell'abbottonatura (1/2)

Come nasce e come si evolve l'abbottonatura maschile e femminile

04 April 2026

L'abbottonatura, un elemento fondamentale nell'abbigliamento quotidiano, ha una storia affascinante e complessa che si intreccia con le evoluzioni culturali, sociali e artistiche dell'umanità. Sebbene oggi possa sembrare un dettaglio marginale, l'abbottonatura è portatrice di significati profondi, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Gennarino: Paolo Ferazzoli PRFF: Gentile amico. Grazie per aver letto e commentato. Sicuramente [...]

  • Gennarino: Maria Merlo: Grazie di cuore. Auguri di buona Pasqua

Torna su