Il giorno dell'incidente che avrebbe cambiato la vita a Luca era iniziato sotto i migliori auspici. Lui non vedeva i suoi genitori così spensierati da molto tempo, e quella gita improvvisata l’aveva accettata più per loro che per sé. L’auto correva lungo l’autostrada, incastrata tra la roccia e l’acqua che rifletteva le luci del sole. Dal finestrino entrava un odore strano, mescolato a quello secco dei pini. Luca teneva la fronte appoggiata al vetro, osservando le barche lontane. Il Lago di Garda era immobile, liscio come una tavola.
«Quando arriviamo, facciamo subito il bagno?» Chiese senza voltarsi.
«Vediamo com’è l’acqua.» Rispose la madre dal sedile posteriore. La voce era allegra, ma a Luca sembrò un poco stanca.
«Magari prima mangiamo qualcosa.»
Il padre guidava in silenzio.
«Non buttarti appena scendi» disse dopo un momento, «non è una piscina.»
Luca sorrise.
«Lo so papà. Non sono più un bambino.»
Anche la madre rise.
«Questo lo dici tu.»
Alla radio passava una canzone di quelle che parlano di estati che non finiscono mai. Luca pensò che quella giornata fosse come una promessa: il lago, il sole, la domenica. Gli sembrò impossibile che qualcosa potesse andare storto.
Poi accadde.
Vide il furgone solo di sfuggita, ai margini del campo visivo. Il veicolo sbandò all’improvviso e invase la corsia opposta.
«Mamma!» Fece in tempo Luca ad urlare, prima dello schianto.
L’auto sbandò. Il ragazzo sentì qualcuno gridare il suo nome, ma non capì chi. Il mondo esplose in mille frammenti luminosi, poi arrivò il buio. Un buio profondo, compatto.
Quando riaprì gli occhi, il silenzio era irreale. L’auto era di traverso, metà sulla strada e metà contro il guardrail.
«Luca…» disse il padre con un filo di voce. «Stai bene?»
Luca annuì, anche se non sapeva cosa volesse dire, in quel momento, stare bene. Si voltò verso il sedile posteriore.
«Mamma?» Chiamò una volta. Poi ancora.
Nessuna risposta.
Il padre cercò di slacciarsi la cintura, le mani che tremavano.
«Amore rispondi» mormorò più a sé stesso che a lei. «Ti prego.»
Fu allora che Luca capì che qualcosa si era rotto e per sempre.
Il lago continuava a brillare sotto il sole, come se nulla fosse accaduto.
Dopo l’incidente, Luca smise quasi del tutto di parlare con suo padre.
Piangeva di notte, con il cuscino premuto sul viso per non farsi sentire.
Tra lui e il padre le parole diventarono poche e dure.
«Devi mangiare Luca.»
«Non ho fame.»
«Non puoi continuare così.»
«E tu non puoi continuare a dirmi cosa fare.»
Il padre non lo riconosceva più, era diventato magro e distante. Anche lui aveva subito una perdita, ma Luca non se ne rendeva conto.
«Se non fossimo andati al lago…» iniziò Luca una sera.
«Non riapriamo questo discorso, basta.»
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