Vi racconterò la storia di un uomo.
Non vi dirò il suo nome, né la sua età, né il lavoro che svolgeva. Non importa nemmeno se fosse nato in questo paese o altrove. Tutto ciò che serve sapere è il suo stato: una nevrosi avanzata, forse già pazzia, certamente una forma di degenerazione morale che aveva trovato rifugio in un corpo magro e scheletrico.

Il suo volto era un teschio. Anche la bocca, a guardarla distrattamente, sembrava scheletrica; ma, osservandola meglio, tradiva una viscosità inquietante, come se potesse deformarsi a seconda delle necessità. Sopra, una fronte stempiata, cinta da una corona di radi capelli chiari, gli dava l’aria di un prete di paese o di un avvocato di provincia. L’insieme, però, produceva un’impressione per lo più infantile.

All’inizio, nemmeno io sapevo quale fosse il fine reale della sua vita. Era come un verme nel bozzolo, informe e, tuttavia, già compiuto in potenza. Le sue azioni quotidiane lo rivelavano: precisione, discrezione, instancabilità; e insieme calcolo, adulazione, servilismo. Nessuno lo notava, perché non brillava, e proprio per questo poteva permettersi ogni bassezza. Sarebbe stato capace di reazioni tra le più abbiette pur di ottenere il favore di qualcuno.

E tuttavia coltivava con cura il mito della propria innocenza e si diceva malato, ansioso, fragile. Attribuiva i suoi desideri di avanzare alla patologia, e così la malattia diventava una grazia: giustificava tutto e lo assolveva in anticipo.

A quella parola l’uomo guardò meglio. Nella penombra riconobbe il Diavolo: due piccole corna su una testa canuta, una faccia rossa e sdentata, da miserabile consapevole della propria miseria. Un odore di stracci e polvere lo accompagnava.

«Sono qui per aiutarti», disse il diavolo. «Dimmi come vuoi raggiungere il potere».

Negli occhi dell’uomo passò una breve scintilla. Avrebbe potuto nominare mille vie: la letteratura, la scienza, l’impresa, la politica. Tutte strade rapide, tutte già pronte per lui. Ma le scartò a una a una.

Infine, disse: «Voglio raggiungere il potere attraverso il bene verso gli altri. Quel bene falso che si chiama moralità, il bene dei deboli, il bene che giudica, che protegge e che, proteggendo, comanda».

Il diavolo non rise. Per la prima volta abbassò lo sguardo.
«Hai scelto la via più lunga», disse. «E la più sicura. Ma ascolta bene: per emergere dovrai trasformarti. Devi diventare… un clown del potere».
«Un clown?» chiese l’uomo.
«Sì», disse il diavolo, con un sorriso ingannatore. «Dovrai fare e dire l’impossibile. Le cose più assurde, più grandi, più incredibili che qualcuno possa ascoltare. E più le dirai con convinzione, più saranno credute. Chiunque osserverà il mondo attraverso i tuoi occhi e accetterà il ridicolo come verità. Dai, comincia da oggi e vai per il mondo».

L’uomo lo guardò, poi si addormentò di un sonno profondo. Sognò di essere il conquistatore del mondo, come Tamerlano, Gengis Khan o Carlo Magno, che avevano assoggettato tutta la terra e i suoi abitanti. Gli avrebbero anche costruito una piramide molto più grande, per splendore e perfezione, di quella di Cheope.

Il giorno dopo l’uomo cominciò subito a sperimentare e a seguire i consigli della creatura diabolica. In breve tempo scalò le gerarchie di potere dell'azienda in cui lavorava per poi dedicarsi alla carriera politica, candidandosi alle elezioni seguendo la solita efficiente strategia: mentire spudoratamente. Ma non era ancora la tattica che gli aveva suggerito il Diavolo.

Fu quando divenne primo ministro e infine presidente che cominciò ad applicare più radicalmente il metodo. Annunciò pubblicamente che avrebbe comprato terre polari per farne parchi di lusso. Propose di annettere isole lontane senza averne diritto, promettendo prosperità e ricchezze impossibili. Disse che avrebbe costruito muri giganteschi ovunque per impedire il dilagare della piaga dell’immigrazione e poi contraddisse sé stesso, promettendo ponti altrettanto enormi. Promise ville a chiunque gli avesse prestato fiducia, feste infinite con champagne a volontà, un milione di posti di lavoro in un anno e il ritorno miracoloso di un’economia florida. Tutto ciò con la calma e la certezza di chi crede che l’assurdo, detto abbastanza forte, diventi realtà. E la gente lo ascoltava, stupita o indignata eppure — incredibilmente — pronta a credergli.

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