Una sera, molti anni dopo, l’uomo si ritrovò di nuovo a letto, nello stesso dormiveglia di quella notte lontana, la notte della prima visita. La stanza era diversa, più grande, più lussuosa, ma la sensazione era identica. Sentì un odore di polvere. Aprì gli occhi.

Il diavolo era seduto ai piedi del letto.

Era invecchiato. Le corna parevano consumate, la faccia ancora più scavata. Sembrava stanco.

«Hai fatto un buon lavoro», disse.

L’uomo lo guardò senza sorpresa, come la prima volta.

«Non ho governato per molto», rispose.

Il diavolo sorrise.

«Ti avevo detto che dovevi diventare un clown del potere. E lo sei stato. Ma non avevo previsto che saresti riuscito a fare di più».

«Di più?».

«Sì. Hai insegnato al mondo che il potere non sta nei fatti, ma nelle parole. Non nelle azioni, ma nella narrazione. Hai mostrato che basta rendere l’assurdo abituale perché diventi accettabile. Ora non c’è più bisogno di te».

L’uomo rimase in silenzio. Per la prima volta, parve davvero turbato.

«E adesso?» chiese.

«Adesso il mondo è pieno di persone come te. Migliaia di uomini e donne, milioni, agiranno allo stesso modo senza sapere di imitarti. Non servirà più un diavolo a suggerirglielo».

L’uomo sentì un freddo salire dallo stomaco.

«E io?».

Il diavolo si alzò lentamente. «Tu tornerai a essere quello che eri. Un uomo magro, insignificante, con una nevrosi che nessuno nota».

Fece un passo verso la porta.

«Perché il vero potere», aggiunse, «non è durare quanto la vita di uomo, ma perpetuarsi contagiando le menti».

L’uomo si svegliò di colpo. La stanza era vuota.

Si alzò, andò allo specchio.

Vide un volto stanco, consumato. Non c’era più nulla di straordinario. Nessun segno del passaggio della Storia. Solo un vecchio qualunque.

Provò a parlare ad alta voce, con il tono che aveva usato davanti alle folle. La voce gli uscì debole, ridicola.

Scese in strada. Nessuno lo riconobbe.

Passò accanto a un gruppo di giovani che discutevano animatamente. Uno di loro parlava con enfasi, prometteva soluzioni semplici a problemi enormi, usava toni teatrali, gesti esagerati. Gli altri lo ascoltavano, divisi tra entusiasmo e indignazione.

L’uomo si fermò.

Per un istante ebbe l’impressione di guardarsi allo specchio.

Ma nessuno guardava lui.

Capì allora che la sua opera era compiuta.

Il mondo non aveva più bisogno della sua presenza, perché la sua lezione era stata appresa fin troppo bene.

Tornò a casa lentamente.

Quella notte non ci fu nessuna visita.

E per la prima volta, da quando potesse ricordare, dormì senza sognare.

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