Gotham, stazione abbandonata "Havermire", ore 05:07 am

Un vecchio terminal ferroviario. Negli anni ‘40 era un nodo cruciale per l’economia della città. Ora è solo una carcassa di metallo, tagliata dai graffiti e dagli anni.

Emily è seduta su una sedia, al centro del vuoto.

 

Emily:

«Tre notti fa. In strada. Aveva un cappotto da infermiera e guanti bianchi. Mi ha detto… “non ti giudico, ti capisco”.»

Le parole sono una pugnalata. È così che Dolorosa lavora. Non semina terrore, semina complicità.

 

Tau:

«Psicodinamica inversa. Dolorosa non converte, rivela. Fa credere alle vittime che il dolore è una forma di lucidità.»

 

Matt:

(rivolto a Tau) «Sta usando lo stesso metodo delle sette, ma con l’estetica di un martire.»


Tutt'attorno, sensori e telecamere. Tau monitora tutto.
Daredevil si trova al buio. Immobile, con l’udito che tesse trame, riconosce il respiro, il battito, anche l’ombra. Poi… una voce. Soffice. Femminile. Ma gelida.

 

Dolorosa:

(fuori campo) «Hai paura, Emily? Dovresti. Ma non di me.»

 

Daredevil si muove. Ma lei lo sente.

 

Dolorosa:

«Tu… sei quell’altro. L’uomo con gli occhi chiusi e le mani insanguinate. Il figlio cieco di un pugile morto.»

 

Matt è fermo. Il cuore accelera.

 

Tau:

(tramite auricolare) «Attenzione... Tecnica di disorientamento.»

 

Dolorosa:

(si rivela, vestita come una vedova vittoriana) «Non sei qui per salvare Emily. Sei qui per vedermi, per capire se quello che senti... è vero.»

 

Matt stringe i denti.

 

Daredevil:

«Sono qui per fermarti.»

 

Dolorosa:

«No, sei qui per riconoscermi.»

 

La stazione è un tempio del ferro marcio.
Emily trema al centro. Daredevil è nascosto tra pilastri antichi, mentre Dolorosa cammina a passi misurati.
Tau ha abbassato l’audio per proteggere Matt dai segnali sonori subliminali, ma lui sente comunque ogni parola.

 

Dolorosa:

(rivolta a Emily) «Ti avevano promessa alla salvezza. Ma la salvezza ha un prezzo. E chi ti ha venduto… adesso si nasconde dietro la giustizia.»

 

Emily è interdetta.

 

Daredevil:

«Chi sei per decidere chi si salva e chi no?»

 

Dolorosa osserva Daredevil che ora la affronta. Non riesce a leggere il suo volto, non può. E questo la disturba.

 

Dolorosa:

«Io? Nessuno. Solo una madre che ha smesso di inginocchiarsi davanti all’ordine. Tu invece… tu sei un altro santo fallito. Uno di quelli che amano il dolore ma odiano mostrarlo.»

 

La pioggia comincia a colare dalle travi.
Tau inizia a tracciare una mappa mentale: ogni movimento, ogni parola. Ma non interferisce, sa che questa disputa è tra Matt e Dolorosa.

 

Daredevil:

(con tono freddo) «Tu colpisci madri vulnerabili. Non sei giustizia, sei esibizione. Sei un gesto teatrale pieno di sangue.»

 

Dolorosa:

(sorridendo) «E tu no? Guarda come entri in scena. Guarda come ti nascondi tra le ombre. Non sei diverso.»

 

Daredevil:

(con tono severo) «Io sono diverso. Io non chiedo amore, né approvazione. Tu vuoi che ti ricordino.»

 

Lei fa un passo avanti. Cerca un appiglio.

 

Dolorosa:

«Ma tu… sei solo. Non hai nessuno.»

 

Matt subisce il colpo.

 

Tau:

«Matt… l’ha intuito. Sta tastando le tue ferite. Laura.»

 

E lui la vede, Laura, nella memoria. A quella tavola. Il bicchiere mezzo pieno. Alle 9:50 pm, quella frase: “Ho un compagno.”
Il vuoto che Matt ha cercato di riempire dicendo: “Capisco che generi grandi amori e grandi odi…”

Ora le parole rimbombano nella mente. Ma Dolorosa non sa a chi erano rivolte. Ha solo intuito il vuoto.

 

Daredevil:

(duro e tagliente) «Sai tutto del dolore… ma niente del silenzio. Il silenzio che segue quando scegli di non uccidere. Di non colpire. Di non reagire. Io non cerco testimoni. Tu sì.»

 

E lei per la prima volta… non parla.
Ma si muove, scatta in avanti impugnando un coltello, piccolo, curvo, rituale.

Matt reagisce.

La lama fischia nell’aria. L'ha avvertita appena uscita dal fodero.

Dolorosa riesce a colpirlo al polso. Il coltello cade.
Lei arretra, ma sorride.

 

Dolorosa:

«Allora… non sei un fantasma. Sanguini anche tu.»

 

Daredevil:

«Già. Ma io vivo anche se verso sangue, tu ci affoghi dentro.» 

 

Dolorosa si rialza. Ma la trappola è chiusa.
Tau attiva le barriere elettromagnetiche predisposte prima. La stazione si sigilla.

 

Tau:

«Obiettivo contenuto. Dolorosa, alias Jean Right, sotto osservazione.»

 

Dolorosa non reagisce con panico, solo con una frase.

 

Dolorosa:

(sussurrando con calma) «Non finisce qui. Tu non mi hai fermata… mi hai solo confermata.»

 

Poi, un sussulto. Un colpo secco al petto – Matt capisce che si è iniettata qualcosa. Crolla. Daredevil corre verso di lei e Tau già registra.

 

Tau:

«Atropina, dose letale. Tentato suicidio. Protocolli medici in arrivo.»

 

Emily urla. Daredevil è inginocchiato con le dita sul collo di Dolorosa. Percepisce un battito, seppur flebile.

 

Tau:

(freddo, ma con un’ombra di compassione) «Sta scegliendo la via teatrale. Vuole morire come messaggio. Ma non oggi, Matt. Non oggi.»

 

Epilogo – Ospedale di Gotham City, ore 06:44 am

Emily è salva.

Jean Right è viva. In coma farmacologico, ma viva.
Sorvegliata. Matt è fuori nell’atrio. 

 

Intanto, Laura rientra a casa, turbata, da un nightclub.


 

NdA. Sceneggiatura per un'avventura di Daredevil a Gotham City

 

DISCLAIMER: Questa è un’opera fan-fiction realizzata senza alcuno scopo di lucro.

I personaggi, l’ambientazione e gli elementi degli universi narrativi originali appartengono ai rispettivi autori e/o detentori dei diritti. Nessuna violazione di copyright è intenzionale. Il presente racconto è stato scritto esclusivamente per intrattenimento e come omaggio alle opere originali.

Daredevil / Matt Murdock © Marvel
Batman © DC Comics

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