Lo giorno 7 de ottobre 1582, nello bosco che circondava da ogni lato lo castello de Monte San Senzaterra, si combatterono, ponendo alcuno limite alla loro ferocia, due opposte fazioni de cavalieri.

L'una detta de li Servitori de lo Real Ordine Celeste, l'altra nota come Comunione de li Servitori de lo Santo Graal.

Al calar de le tenebra, lo fiume che scorrea tra li alberi centenarii, colmando con le acque sue lo fossato de lo maniero, aveva assunto lo colore rosso de lo sangue de li innumerevoli cavalieri caduti. Lo nobile spagnolo Alfredo Juarez del Cordillo y Santas Esmeraldas de los ojos de el corazon, diretto discendente de li più valorosi Servitori de la Santa Romana Iglesia, si salvò da quella carneficina per uno strano giuoco de lo destino...

Lo fatto che vado a narrare, io abate Pius de Carnellum de Sora, lo ebbi a conoscere da uno villico nomato Crescenzo Le Pecura presso lo letto de la de lui morte. Costui sosteneva che lo iberico signore non partecipò a quella orrenda battaglia perché uno carro de ferro non trainato da alcuno animale, e che veniva preceduto da uno terrificante rumore de tuono, e che pure viaggiava ad una mai pria veduta velocità, si arrestò emettendo uno strillo simile a quello de gallina scannata ad uno palmo da lo cavaliere. Lo ordigno foresto brillava de luci proprie e potentissime, alcune de  le quali teneano lo colore de lo foco rovente, e si spegnevano per poi rifulgere un attimo dopo.

La corazza de quello mostro si aprì e ne discese uno homo alto quasi sei piedi, privato de pelo sopra lo viso se non le sopracciglia, con in mano una ignota res da la forma come de uno piccolo mattone sottile che tenea incollato a lo orecchio. Lo visitatore parlava una lingua quasi de lo tutto comprensibile. Secondo li ricordi de Crescenzo Le Pecura, tra li due ci fu una fitta conversazione animata da ampi gesti, per enfatizzare meglio li concetti espressi, e tutta improntata ad una vicendevole solenne arrabbiatura per lo scampato pericolo. Jaurez, che a stento era riuscito a domare la cavalcatura sua spaventata per lo fatto accaduto, aveva prontamente sfidato a duello quell'essere lo quale ad illo rispondea per le rime accusandolo de essere uno mentecatto mascherato per uno carnevale ancora lontano da venire…

Dopo uno breve e concitato scambio, li due sostarono insieme e vennero più volte avvolti da una luce bianchissima sprigionata da quello coso che lo cavaliere sconosciuto teneva per le mani. Dopo questo strano fatto lo zotico, che per lo spavento si era nascosto dietro una quercia, mi riferì che li due incominciarono a ridere senza ritegno quando lo nobile de Spagna incominciò a guardare da vicino quello oggetto sottile e nero che lo forestiero non lasciò mai cadere dalle sue mani…

Poscia nell'aere si diffuse uno suono molesto più volte ripetuto come quello emanato da piccola campana... E lo straniero incominciò a parlare dentro lo strano marchingegno che probabilmente doveva essere una protesi permanente de la mano sua destra. Infine li due salirono su quello carro, attraversando due portali nella metà inferiore fatti de una materia ferrosa grigio lucente e in quella superiore impreziosita da uno cristallo purissimo.

Qui li ricordi si facevano confusi perché Le Pecura sosteneva aver perso la cognizione de lo tempo, affascinato da quanto aveva visto, ma era comunque sicuro de lo fatto che quello carro con lo spagnolo Juarez a bordo ripartì con uno grande frastuono, sputando aria malefica e scomparendo in uno battibaleno da la sua veduta. Le cronache raccontano che lo illustre nostro Juarez la restante parte de la sua vita la trascorse in uno monastero de clausura dove li parenti suoi l'aveano rinchiuso perché fessati da li suoi vaneggiamenti riguardo a cose impossibili pure anco solo da immaginare, come quando farneticava de uno piccolo  rettangulo de vitreo sopra lo quale mirare lo mondo intero... ed auscultare le voci de homini lontani.

 

NdA. Il giorno 7 ottobre dell'anno 1582 non è mai esistito, poichè a causa della riforma del calendario gregoriano si passò direttamente dal 4 al 15 ottobre.

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