Il bar era pieno di inservienti, un piccolo bar alla stazione, di quei luoghi in cui la gente si ferma e poi va via di fretta, in cui si siede e sorseggia un caffè, ma con lo sguardo diretto all’orologio e i pensieri distanti, altrove, per paura di perdere il proprio treno. E’ in questi bar di periferia che si mescola la gente senza fissa dimora, invisibile, nell’ombra, ferma ad osservare quel via vai. Era una mattina di un giorno qualunque ed io avevo l’ansia nello stomaco e la voglia di scappare nella mente con il primo treno in partenza di cui avevo già acquistato il biglietto, ero stanco della mia vita, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia donna. Quella mattina avevamo litigato, era stata colpa delle mie assenze, dei ritardi, della mia freddezza. Mi fermai nel bar e chiesi un caffè amaro, ma nel momento in cui distrattamente mi girai, una mano strappò la tazzina e bevve il mio caffè. Preso alla sprovvista da quel gesto, rimasi interdetto, ma questa cosa mi diede la forza di seguire quell’individuo che camminava di spalle a passo svelto verso l’uscita del bar. Gli afferrai un braccio e lo girai, in quel momento mi accorsi che si trattava di un uomo di mezza età, con i capelli grigi, la pelle rugosa, la barba incolta, aveva gli occhi tristi come quelli di un cane bastonato, mi fece pena, gli dissi: Chi sei? Ricevetti una risposta agghiacciante: “Sono te, tra 20 anni”. Avevo la mente completamente confusa, non ero più sicuro di nulla, iniziai a tremare. Avevo paura. Esausto e totalmente distrutto l’uomo crollò in lacrime sulla soglia del bar. Mi sedetti accanto a lui per consolarlo, ma ero io, un uomo senza amore, senza più affetti, solo. Mi disse:-“Chi ama torna sempre indietro”. Lo guardai, un brivido mi solcò la schiena, presi il biglietto lo strappai e decisi di tornare a casa.

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