Ehi tu, che corri con la tua ventiquattrore, si, tu, proprio tu, che stai appressandoti a leggere queste parole, tu, che rimani in attesa di provare emozioni, che ricerchi sensazioni, fai un respiro, un prolungato respiro e senti la freschezza dell’aria, ascolta il soffio del vento che è alla ricerca di un luogo che non troverà mai. Proprio tu, che hai sopra le tue spalle il fardello degli anni, trascorsi velocemente perché coinvolto nella vita, fèrmati per un attimo, siedi a quella panchina, che hai sempre visto e che non hai usato, siediti e chiudi gli occhi. Ti si aprirà un orizzonte oltre il mare dell’infinito, varcherai la siepe delle convenzioni e volerai, sì volerai, sodale degli uccelli, compagno dell’aquila che si libra in alto nel cielo ed osserva tutto quello che noi da vicino non riusciamo a vedere. Scoprirai il suono del tuo respiro, assaporerai il sapore della vita e discriminerai le tonalità dell’esistenza. Capirai quanto è necessario riflettere, avere il tempo di riflettere per non trasformarsi in calcolatrici dei nostri algoritmi o in computer  delle emozioni artificiali. Capirai tante cose arcane  e rivedrai tutto quello che hai tralasciato, tutto quello che hai perduto per questa corsa frenetica che non porta a nulla. Ti scoprirai solo e costretto a ricostruire la tua storia,  che attualmente non è altro che cronometraggio delle proprie corse e della propria velocità. Seduto a quella panchina, dove c’è un giornale che raccoglie le notizie del mondo,darai scandalo ma si siederà una dolce fanciulla che si rassetterà il trucco, si metterà il rossetto e sognerà assieme a te, volerà con un volo comune chagalliano. E E volerete fra le nubi, fra le diverse forme di nubi. Non rimpiangerete di avere perso la giornata ma ringrazierete di averla vissuta pienamente. Ehi tu, che corri ancora , ascoltami se vuoi scopriti uomo delle emozioni …Fermati,  non scappare, non correre via.

E non ascoltando la mia voce,si perse fra i binari del treno che era passato per l’infinito.

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