Danilo Forconi, classe 1922. Giovane. Gagliardo. Il cielo negli occhi. Innamorato. Recluta 2037. Carne d’armi. 1945, scomparso e ritrovato. Il cielo tramontato, strappato, come il cuore del paese a cui l’avevano riportato.

Del Nilo era rimasto poco. Passi incerti, silenzio senza rimedio. I nomi dei compagni tra i nodi scuri delle dita. Sguardo basso, gemello della polvere gravida di piombo e di pianto. Sulla piazza del centro si era chinato piano, come sul corpo spento di un commilitone, tra gli sguardi confusi della gente. Un bottone rosso nel solco ingrigito della strada maestra aveva richiamato le sue mani magre, commosse. Lo aveva stretto in palmo dolcemente, rientrando curvo alla sua casa di un tempo.

Quel primo gesto strano fu la cifra consueta della sua vita a venire. Il Nilo si fece figlio di tutte le madri orfane, lasciandosi accogliere per una scodella di cibo o una ripulita. Si diceva che avesse perso la ragione in un paese di lingua incomprensibile e di sofferenze inimmaginabili. Nessuno poté mai raccogliere la sua versione. Nemmeno la vecchiaia che gli imbiancò i lunghi capelli e lo trovò impegnato in quell’unica attività che dava scopo alle sue giornate. Si spostava controvento il Nilo, tra i gusci crepati delle case, leggendo le pieghe riposte della terra battuta. Solchi che sputavano ciuffi d’erba ingiallita, ospitavano escrementi di uccelli e rimescolavano trucioli di carta nei singhiozzi dell’aria. Lì il Nilo trovava i bottoni. Smarriti avanzi di un percorso interrotto, dimenticato. Li coglieva come frutti rari, con la stessa premura del primo giorno. Anche quando divenne difficile piegarsi per raggiungerli, ai bordi di un asfalto che aveva ricoperto le amate onde di fango indurito e senza riparo dallo scherno di bambini troppo piccoli per essere educati a lui. Il loro silenzio tradì la sua assenza. Una rondine spenta nel nido.

Lo trovarono sereno, abbandonato al lungo sonno, protetto dall’abbraccio della coperta che lo aveva accompagnato nel sogno della vita. Una trapunta colorata di miele attraversata dal volo sicuro di una colomba di pace, fatta di bottoni.

La più incredibile accozzaglia di bottoni che si potesse immaginare, cucita insieme coi capelli del Nilo. Un arcobaleno dal castano all’argento.

L’ala del tempo aveva trovato il suo riscatto, un’arte paziente che si era allenata a testa alta.

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