“L'inizio del Giovane Holden è uno tra i più fluidi che abbia mai letto”.
Questo pensavo in quel pomeriggio d'agosto, polleggiato a bordo piscina sulla sdraio a righe bianche e azzurre, mentre, dietro alle lenti scure dei miei occhiali da sole da divo del cinema, divoravo l'agile libercolo dalla copertina bianca.
All'epoca dovevo avere al massimo sedici anni e sicuramente avevo già collezionato la prima bocciatura all'austero liceo scientifico Alessandro Volta e trascorrevo, come d'abitudine, l'estate a Rapallo nella residenza estiva di famiglia lontano da tutto e da tutti.
Non ricordo molto altro di quel periodo, a parte il libro di Salinger e gli occhi verde naviglio di Benedetta, con la quale si era soliti rifugiarsi sul terrazzo di casa mia a fumare hashish e ad ascoltare determinati dischi dei Doors particolarmente inquieti e maledetti.
La voce strascicata del vecchio Jim si sposava a perfezione con il periodo da autentico rebel kid che stavo attraversando e incattiviva notevolmente la mia aria da sbarbo pettine in Stan Smith e Ralph Lauren.
Benedetta, sorella minore della più celebre Mirtilla, (quasi una divinità per noialtri dei Bagni Ariston), si limitava a leccarmelo e non lo prendeva mai in bocca, perché diceva che le faceva venire da vomitare e non voleva assolutamente scopare, perché sosteneva non fossi abbastanza innamorato di lei.
E probabilmente aveva ragione.
In quel pomeriggio d'agosto, mentre il giovane Caulfield si domandava che fine facessero le anatre di Central Park quando l'acqua ghiacciava, noi due, con gli occhi vitrei, fissavamo un'arancia sbucciata sul tavolo rimasta ancora intatta e avevamo già letto i rispettivi oroscopi.
Di fianco a noi, una pila di libri che mi ero portato da Milano, tra cui uno di poesie di un poeta francese di nome Baudelaire, e un paio di riviste porno su cui ci eravamo masturbati entrambi.
Le nostre conversazioni, quel pomeriggio, vertevano sostanzialmente sul cugino perso a Ibiza o su quanto odiasse sua madre, meglio morta, come la mia.
Poi squillò il telefono e ancora oggi con il senno di poi penso a quel momento come lo spartiacque tra quello che poteva essere e invece non è stato.
Fu quello il pomeriggio nel quale crollò il grattacielo.
Fu quello il pomeriggio nel quale tutto cambiò in maniera radicale.
Fu quello il pomeriggio nel quale avvenne la mia cacciata dall'Eden.
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