Raffaele era partito con il suo motopeschereccio il venerdì notte. Lui ed i suoi marinari avevano preparato per tutta la giornata le reti, rammendandole e riparando ogni strappo, verificatosi nella battuta di pesca precedente. C'era freddo anche se la notte era stellata. Pertanto indossò il suo berretto di lana, che la moglie gli aveva confezionato con i suoi attrezzi per la lana. Sentì un leggero e piacevole calore, che gli fece ricordare quanto amasse la sua donna. Il motopeschereccio avanzò nel mare aperto e bucò il nero della acqua, interrotto solo dai bagliori delle stelle. Avanzò nel mare aperto e si ritrovò al largo, circondato dalla distesa d'acqua.  Allora  calarono le reti e tutto ad un tratto l'imbarcazione fu circondata da un fascio di luce abbagliante, che se ci fosse stato Polifemo sarebbe crollato in quattro e quattro otto. Una voce imperiosa intimava di alzare le mani. I pescatori intimoriti si fermarono. Ma la barca fece un movimento brusco e subito partì una raffica di mitragliatrice. I libici contestavano che si stesse pescando nelle loro acque.  Non era vero. Il motopeschereccio era in acque internazionali. Ma quella raffica fu fatale per Raffaele perché una pallottola lo colpì, facendolo stramazzare al suolo. Ci fu il panico. I libici sequestrarono il motopeschereccio e i marinari vennero arrestati e portati in Libia. Ci vollero mesi di trattativa perché potessero ritornare a Mazara del Vallo. Solo Raffaele ritornò  subito, in una bara. E la moglie pianse fino a morirne  Portava in grembo il loro secondo figlio.

 

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