Vivo al mare. E ciò per alcuni versi è un bene.

Ma non d'estate.

Non ora che il caldo sole batte forte, coi suoi raggi aranciati, sulle teste di alcune persone.

O presunte tali.

Mi piacerebbe dirvi che le vicissitudini che vi sto per narrare sono inventate o vissute da amici.

No, sono vere. E, purtroppo, sono pure autobiografiche.

Amo il mare, ma non il caldo forte nè la confusione.

Esci fuori ed è la fine. Non della tua vita, ma della tua salute mentale.

Allora comicio dall'inizio.

Arriva il bel tempo e tu prendi l'auto per andare a fare la spesa.

E davanti a te chi trovi? Ciclisti.

Ma non ci sarebbe nulla di male nell'andare in bicicletta, fintanto che non incontri il tipo in pantaloncini, bianchi o neri che siano, consunti e trasparenti, che ondeggia davanti a te con il didietro in evidenza.

E la follia pura è che gli slip deve averli lasciati a casa. Insieme all'ultimo neurone.

Posata l'auto decidi di andare al mare a piedi. 

Ti avvii serenamente in spiaggia. 

Ma prima di arrivare a destinazione chi incontri?

La settantenne che ti chiede informazioni. E che c'è di male?

No, assolutamente niente.

A parte che è truccata alla Platinette, con tacco dodici, biondo platino e in allegato alla mail c'è un costume intero dorato e pareo giallo.

E non è finita qui! Io le arrivo giusto giusto al decoltè, presumibilmente opera di un chirurgo plastico con la passione per le mongolfiere.

Insomma questo è solo uno dei tanti esempi, perché la spiaggia è il posto giusto dove osservare (e supporre) restauri mal riusciti.

Ne volete un'altra? Ma dai, continuiamo.

Conoscevo una turista storica. Giovane, bella almeno un tempo. Ogni anno tornava con un pezzo nuovo. Alla fine il suo era semplicemente uno sviluppo tardivo.

Ed io che pensavo male!

Sono una cattiva ragazza.

Ne sono consapevole!

Ma i più belli sono gli uomini.

Quelli che arrivano al mare più lisci di una conchiglia.

Quelli palestrati e con il costume/slip bianco o beige.

Quelli con la pancia e con il costume/slip, sempre chiaro si intende.

 

E poi vuoi tornare a casa.

Clacson impazziti, musica a tutto volume in ogni ora del giorno e della notte, autobus stracolmi.

Insomma quasi quasi me ne vado su un eremo.

E alleverò conigli nani.

Addio.

 

 

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