Tutte le mattine il signor Frozen si recava al parco per fare footing. Da più di due anni si alzava alle sei del mattino ed indossato l'equipaggiamento per la corsa, collegato al suo frequenzimetro, si inabissava lungo i viali alberati del parco cittadino, ben contento di emulare i grandi corridori del passato, sentendosi vicino al presidente degli Stati Uniti, che (aveva letto in una rivista di gossip) correva come lui per tradizione ogni mattina. Glielo aveva consigliato il suo medico un po' di movimento, senza strafare, ché  sicuramente la preparazione atletica avrebbe aiutato la sua circolazione sanguigna ed il suo cuore a difendersi dagli acciacchi dell'età. Sî, perché il signor Frozen, vedovo da molti anni, aveva compiuto da quasi tre giorni il suo novantanovesimo compleanno.

Non si era mai abbattuto nella vita con il procedere dell'età; anzi si era sempre più interessato a praticare sport per tenersi  in allenamento e ad allontanare qualsiasi atteggiamento sedentario come il sedersi davanti alla televisione e non alzarsi se non per andare ad espletare i bisogni fisiologici o  per andare a letto. Un vecchietto atletico, che faceva invidia a chi con la pancetta si sedeva a tavolino nel bar del paese e lo vedeva passare tutto affannato ma felice. Era diventato la gloria del paese tanto che parecchie volte il sindaco gli aveva offerto delle medaglie ad honorem per la sua verve e per quel suo invidiabile spirito giovanile. Qualche anno fa era rimasto solo il signor Frozen una mattina di aprile perché la sua amata era passata al cielo dopo una lunga malattia. E lui aveva cominciato a correre tutte le mattine, ogni santa mattina, con il freddo e con il gelo, con il caldo ed il buio. Correre. Correre per i viali, lungo le strade del paesello. Come fosse stato preso da una frenesia inarrestabile. Lo vedevi sfrecciare con il suo vestiario da vero atleta. E le sue gambe rinsecchite sembravano canne al vento. Ma lui imperterrito continuò  fino a novantanove anni ed alcuni giorni perché una mattina con grande stupore la gente non lo vide passare. In un primo momento si pensò che avesse fatto un altro itinerario. Era normale per lui intraprendere nuovi sentieri con quelle scarpette da footing, compagne del suo sforzo. Ma anche l'indomani non lo si vide neanche. I suoi fans cominciarono a preoccuparsi, seduti ai tavolini del bar tra un caffè ed un cornetto. Come mai? Che gli sia successo qualcosa? Si domandarono tante volte il motivo di questa sua ormai lunga assenza tanto che uno di loro lo riferì al maresciallo della stazione dei Carabinieri, che incuriosito, mandò a casa del sig. Frozen una jeep con alcuni militi.  Lo trovarono disteso sul letto, in un atteggiamento composto, le scarpette accanto e la foto di sua moglie tra le mani. Accanto sul cuscino libero del letto matrimoniale un breve scritto: Finalmente sono arrivato da te, mia amata. Non ho più bisogno di inseguirti!"

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