Amici lettori questa è un'intervista, il tema mi è caro e lo sarà anche per voi perché l'arte è un gran bene, quindi  eccomi a presentarvi un artista che fa del suo linguaggio un libro aperto nel quale attraverso le immagini vedrete storie e ambientazioni viaggiando in un fantastico immaginario realistico, poi metti armonia, colore, aggiungi una inquadratura con un fascino straordinario…oh! Ma che sbadato, qui si legge e le immagini non  possono vedersi, non c'è da preoccuparsi, leggendo le domande e le risposte dell'artista potreste ugualmente capire la sua essenza, comunque se volete, scelta consigliata, nel finale date un'occhiata al suo riferimento, amici ne vale la pena, ecco a voi l'intervista e l'incontro con il bravo artista Giorgio Lupano.

 

D: Inizio con una domanda facile, descrivi le tue sensazioni più profonde nel momento che inizi i tuoi scatti.

R: Tutto nasce da un oggetto che noto, vedo, trovo, compro o mi faccio prestare (solitamente vintage). Immagino la composizione mi appresto a creare la scena corredata di altre cose (fiori, rami, frutti, ecc.) ma poi spesso la modifico strada facendo finché non trovo la composizione soddisfacente. Da qui inizia il mio compito: “Dipingere con la Luce”, quindi, provo e riprovo ad illuminare la scena manualmente da diverse angolazioni, con diverse intensità e diversa quantità di luce; ogni scatto diventa unico ed irripetibile anche per me. Quando la macchina fotografica mi presenta l’immagine che io ritengo quella definitiva, in quel momento, la prima sensazione è di forte emozione e meraviglia, perché rappresenta l’obbiettivo immaginato e raggiunto per me.


D: Questa è difficile. Il tuo artista preferito di ogni tempo è?

R: Risposta secca e immediata: Caravaggio. Ho sempre ammirato e sono sempre rimasto affascinato dalle abilità artistiche dei maestri del passato, con lo studio delle luci e delle ombre, saggiamente distribuite sulla scena come fosse illuminata da una fonte di luce specifica e proveniente da una finestra od altro. Tutto diventa quasi tridimensionale. Ho studiato e sperimentato molto per ottenere i risultati attuali delle mie opere ed il contrasto del nero (buio completo nel mio Atelier) aggiunge risalto e contrasto tra i colori illuminati ad hoc ed il nero attorno.


D: Sono sicuro che ti piace la musica, quando prepari la tua scena quale ritmo senti dentro di te?

R: Hai indovinato, ma non ho uno stile musicale specifico ed unico che ascolto; passo dal blues alla musica classica, dal jazz alla musica dei nativi americani… dipende molto dallo stato d’animo che ho in quel momento. Rimango spesso nel silenzio assoluto quasi fosse un modo per isolarmi dal resto del mondo. Penso che siano, sotto un certo aspetto, anche autentici momenti terapeutici, in quanto da introspezioni profonde nascono ispirazioni ed umori.


D: Sai cucinare con la stessa cura con la quale prepari il tuo set? 

R: Non so cucinare bene, direi che mi arrangio, ma vario molto in quanto non cucino solo per me ma anche per i miei anziani genitori che assisto. Mi piacerebbe sperimentare e dedicarmi nel trasmettere emozioni.


D: Mettiti nei panni della persona che sta ammirando una tua opera, quindi spara a tutto gas la tua esclamazione più entusiastica.

R: Mi piace ammirare le persone che si avvicinano alle mie opere esposte per carpirne le sensazioni; si avvicinano per poi fare un passo indietro e poi di nuovo vicino. Mi diverte e mi appaga molto quando mi dicono “che spettacolo meraviglioso” e mi chiedono subito dopo “ma è un dipinto o una foto?”….qui scatta l’orgoglio personale di aver fatto centro con queste rappresentazioni esposte; non perché confondono il visitatore ma bensì perché il mio stile artistico ha le sembianza e gli effetti ottici dei grandi maestri del passato.


D: Cosa fai per concentrarti prima di iniziare una tua opera?

R: Non sono solito a rituali particolari, ma stacco il cellulare e mi immergo nella mia creazione immaginata. Ti confesso che la mia ispirazione nasce spesso e volentieri prima di addormentarmi; immagino e già vedo la scena (che poi magari modifico totalmente) come fosse già realizzata. Invece quando mi appresto e realizzare la composizione ho un uragano di adrenalina e come un tornado faccio, rifaccio, provo e riprovo, fino a quando non sono soddisfatto dell’esito.


D: Il tuo oggetto o tema di scena preferito?

R: Sono due in verità: il buio della stanza e la mia torcia come pennello.
Il tema del buio e della luce mi sono molto cari in quanto da piccolo avevo sempre paura dell’oscurità e mio nonno che accudiva me e mio fratello perché i miei genitori lavoravano, aveva studiato un gioco per farmi vincere questa paura; prendeva un gioco lo metteva in un posto del salone e spegneva tutto. Lui dava poi il via alla scoperta del giocattolo illuminandolo con una torcia come se apparisse la nulla con la sua vivacità di colori. Questa sua semplice ma geniale intuizione mi ha fatto pian piano scomparire questa ansia dell’oscurità facendomela anzi piacere ed utilizzare per il mio attuale percorso artistico.


D: Il tuo scatto perfetto è stato?

R: Onestamente ogni immagine ha riscontrato, nel momento in cui nasce e si manifesta agli occhi, un’emozione nuova , ma dopotutto il percorso che compio da tempo mi porta a sperimentare ed a migliorare di volta in volta, per cui il mio scatto perfetto è e sarà sempre il prossimo che realizzerò.

 

D: Da dove nasce la tua ispirazione?

R: Credo dall’introspezione personale e dalla forte creatività che ho sempre avuto senza però poterla o saperla mettere a frutto. Le mie opere nascono nella mente il più delle volte nella fase ipnagogica, cioè nei 10/15 minuti prima di addormentarmi; a volte questo tempo si protrae anche a causa dell’adrenalina che cresce. Vedo ad occhi chiusi e nel buio l’immagine, nitida di ciò che potrei realizzare ed inizio con la mente la ricerca degli oggetti necessari. Tu dirai “non sei normale” e forse hai ragione, ma penso che la normalità sia soggettiva e che, come molti artisti, una buona dose di stravaganza non guasta… viva la follia!


D: Sai ballare?

R: No, o almeno non mi sono mai interessato più di tanto… quindi è NO. Però sono affascinato dalle capacità di chi lo sa fare con eleganza e fascino; mi piace il Tango per le movenza sensuali e ritmiche ma richiede grande tecnica ed un percorso lungo di apprendimento. Forse in un’altra vita o chissà… mai dire mai. Io faccio danzare la mia torcia attorno agli oggetti delle mie composizioni e questa danza mi appaga emozionandomi nell’intento che succeda altrettanto ai visitatori delle mie mostre ed ai collezionisti miei clienti presenti e futuri.

 

Amici lettori, salutiamo e ringraziamo l'artista Giorgio Lupano, al termine di questa intervista posso aggiungere che è stato interessantissimo conoscere e vivere le esperienze direttamente dalla voce del protagonista, amici lettori, arrivederci alla prossima uscita artistica, finché c'è arte c'è speranza.

 

Per vedere le opere dell'artista: https://www.capolavoridiluce.it/

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