Distesa sull’erba morbida, Matilde notò qualcosa di bello.
Era un guscio di noce.
Non era un guscio qualunque: era pulito, lucido e sembrava speciale.
Matilde lo raccolse con attenzione e lo mise nello zaino, già pieno di oggetti strani e preziosi.
Poi sentì una voce chiamarla.
Era la voce di papà.
Matilde obbedì, si alzò e si sedette in macchina accanto a lui.
Improvvisamente, il cielo cambiò.
Una pioggia fitta cominciò a cadere.
Fuori tutto sembrava lontano.
In quel momento non esisteva più nessuno…
esistevano soltanto l’automobile e loro due.
 

Quando arrivarono a casa, li aspettavano tutti:
mamma Emma, i nonni, il cane Timoteo, il pesciolino Gino, la gatta Mina e il riccio Sauro.
Era stata una giornata meravigliosa.
Matilde e papà avevano passato ore nel bosco.
Un bosco silenzioso, pieno di colori.
Avevano raccolto mirtilli e more.
Avevano guardato le foglie, ascoltato il vento e camminato lentamente tra gli alberi.
Poi si erano fermati per mangiare.
Avevano mangiato panini con formaggio e prosciutto, macedonia di mele e una torta alla carota così buona che Matilde ne avrebbe mangiata ancora.
Dopo erano andati vicino al fiume Pin.
Papà aveva pescato e Matilde aveva scattato tante fotografie ricordo.

Durante il viaggio del ritorno, Matilde parlò a lungo.
Raccontò a papà i suoi pensieri e mostrò i suoi trofei:
sassi rotondi e bianchi
foglie dai colori intensi
un bastoncino nodoso
e il guscio di noce
Matilde era una bambina felice.
I suoi occhi azzurri brillavano sempre.
Lei sapeva vedere le cose belle… anche quelle piccole.
 

Quando arrivarono davanti alla loro casa, pioveva ancora.
Era una casa di legno, con una veranda grande.
C’erano fiori e piante ovunque.
Sedie colorate, poltrone comode, tappeti di corda e tavoli rotondi.
E libri, tantissimi libri.
La sera, dopo cena, si riunivano tutti sulla veranda.
Parlavano e guardavano il cielo.
Guardavano la luna grande e le stelle,
e ognuno diceva un piccolo desiderio.
I grandi desideri, però, sembravano già lì…
dentro quella casa piena d’amore.
Papà, quando iniziava a raccontare, sembrava un vero narratore.
Raccontava storie di mare, viaggi lontani e tempeste fortissime.
Tutti ascoltavano emozionati.
Matilde adorava quelle storie.
Un giorno, Matilde riprese in mano il guscio di noce.
Lo osservò da vicino.
E lì… vide qualcosa muoversi.
Dentro il guscio c’era una formichina!
Piccola piccola, tremava.
La formica la guardò spaventata e disse:
— Chi sei? Dove sono? Non farmi del male, ti prego! Aiutami…
Sono uscita dalla mia tana per curiosità. Ho visto questo guscio di noce e mi ci sono infilata dentro… poi mi sono addormentata. E mi sono svegliata qui!
La formichina piangeva e singhiozzava.
Matilde si abbassò e parlò dolcemente:
— Tranquilla, non ti farò nulla. Io mi chiamo Matilde. Ho otto anni e vivo qui da sempre.

 

Matilde sorrise e continuò:
— Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. Gioco, leggo, disegno e scrivo.
Con papà faccio lunghe passeggiate nel bosco.
Con mamma vado al teatro e al parco.
Con nonna Virginia preparo torte.
Con nonno guardo il cielo con il cannocchiale.
Con Timoteo corro nei prati.
Con Mina mi addormento sul dondolo.
E con Sauro… parlo con tenerezza.
La formichina smise piano piano di piangere.
Poi disse:
— Io mi chiamo Anny. Vivo in una tana vicino al fiume Pin.
La mia famiglia è grande e molto laboriosa…
ma io sono curiosa, e ora sono sola e sperduta.
Mi aiuterai a tornare nel mio bosco?
Matilde annuì:
— Certo. Però dovrai avere pazienza. Tra qualche settimana torneremo nel bosco e tu verrai con noi.
Anny tirò un sospiro di sollievo.
 

Matilde preparò per Anny un posticino vicino alla finestra, su un ripiano.
— Qui starai bene. Potrai guardare il giardino e la casa.
Io ti porterò cibo, acqua, notizie… e amore.
Anny si sentì al sicuro.
Da quel posto speciale, imparò tante cose sugli umani:
le loro abitudini, le risate, i profumi del cibo.
Sentiva odore di pane appena sfornato.
Di biscotti al miele.
Di dolci buoni.
E soprattutto… non si sentì più sola.
Quando Matilde era a scuola, Anny restava ad aspettarla.
Poi, quando Matilde tornava, parlavano tantissimo.
Matilde le raccontava di tutto:
della compagna Carlotta che era sempre cattiva,
del cuginetto Mattia che aveva paura del temporale,
di Sally, la vicina, che amava il suo cane.
 

I giorni passarono in fretta.
E poi arrivò il momento di riportare Anny nel suo bosco.
Quella mattina Matilde restò in silenzio.
Il suo cuore era pieno di emozioni strane.
Di solito si sentiva una bambina felice… ma quel giorno era diversa.
Si era affezionata alla formichina.
Matilde prese il guscio di noce con delicatezza e lo guardò a lungo.
Poi, con dolcezza, preparò un regalo per Anny:
un po’ di cibo da portare alla sua famiglia e uno shampoo dal profumo particolare.
— Così ti ricorderai di me — sussurrò Matilde, sorridendo.
Dopo la colazione partirono.
Durante il viaggio, Anny sentì una stretta profonda al cuore.
Un sentimento mai provato prima: la malinconia.
Due grosse lacrime le scesero sul viso rotondo…
ma poi cercò di sorridere.
Era difficile salutarsi,
ma quel distacco doveva avvenire.
Arrivarono vicino al fiume Pin.
Il sole era alto nel cielo e scaldava tutto,
anche il cuore.
Matilde trovò la tana di Anny.
Si guardarono a lungo negli occhi.
Matilde disse piano:
— Ti voglio bene.
Anny rispose:
— Verrai a trovarmi? Avremo di nuovo il nostro tempo insieme?
Tu mi parlerai dei tuoi giochi e delle tue scoperte…
e io ti racconterò le mie avventure nel bosco e i suoi cambiamenti.
Matilde annuì:
— Te lo prometto.
Si abbracciarono.
E si salutarono commosse.
Anny entrò nella tana.
Appena le altre formiche la videro, corsero tutte da lei:
volevano sapere dove fosse stata!
Anny sorrise.
— Vi racconterò tutto… ma con calma!
Distribuì i doni di Matilde.
E tenne per sé lo shampoo profumato.
Era il profumo di Matilde.
Il profumo della sua nuova amica.

Intanto Matilde era in macchina, verso casa.
Guardava il paesaggio dal finestrino.
A un certo punto le venne voglia di una caramella.
Mise la mano in tasca…
e sentì qualcosa.
Tirò fuori la caramella…
e insieme trovò anche il guscio di noce.
Quel guscio speciale.
Quello trovato per caso.
Matilde sorrise.
Pensò una cosa importante:
le cose inaspettate sono davvero le più belle.
E felice… continuò a sorridere.

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