Allo zoo

Un bambino indicò la piccola creatura nella teca: pelle nera lucida, attraversata da striature gialle, che brillava sotto il vetro.

Era venuto quello stesso mattino con sua madre, tutto emozionato all’idea di vedere gli animali dello zoo, ma rimase subito deluso.
«Mamma, guarda che brutto animale!» esclamò.

«Vieni, andiamo a vedere gli altri animali, Giorgio» disse la donna, prendendolo per mano e trascinandolo via.

Intanto, la salamandra, guidata da un istinto antico, scivolava lentamente tra le foglie secche e si nascondeva sotto un tronco marcio, nella terra fresca e accogliente.

E mentre il bambino si allontanava, il tempo sembrò contrarsi: quella salamandra non era sempre stata così. Molto tempo prima, infatti, era stata un uomo.

 

Flashback 

Mi chiamavo Giovanni e vivevo in un piccolo appartamento in un paese di provincia. Ero sottile, mi sentivo quasi smarrito dentro abiti sempre troppo grandi. Le mie mani erano magre e nervose, non riuscivo mai a tenerle ferme. 

Un giorno, mentre passeggiavo senza un motivo preciso, diedi un calcio a un sasso sul ciglio della strada. La primavera era appena agli inizi: scura, umida, ancora incerta. Il sasso rotolò di lato, scoprendo una piccola crepa nel marciapiede e, con la coda dell’occhio, credetti di vedere un minuscolo animaletto guizzare via, una rapida scia di nero e giallo. Non feci in tempo a capire di cosa si trattasse.

In quell’istante mi sentii strattonato, come se qualcosa mi afferrasse dall’interno e mi trascinasse altrove. Ebbi la netta sensazione che al posto del cuore battesse qualcosa di diverso, con un ritmo estraneo. All’improvviso, dentro di me germogliò un essere sconosciuto: una forma di vita lucente, dalla pelle umida, simile a una nuvola che si condensa fino a farsi materia animata. La immaginai liscia e scura, cosparsa di lentiggini argentee, attraversata da sottili striature gialle lungo il dorso e il ventre. In tutte le membra sentii un impulso al movimento e il desiderio di insinuarmi, agile e mobile, in ogni recesso umido offerto dalla terra.

Volevo correre, esplorare il terreno alla ricerca di insetti, lombrichi, lumache e chiocciole, millepiedi e altri piccoli artropodi. Qualunque cosa si muovesse mi attraeva: una fame divorante di tutto ciò che strisciava e scavava nel suolo.

La tentazione era quella di infilarmi in un pertugio qualsiasi, lanciarmi in corsa e sparire, per poi riemergere più tardi e nascondermi sotto foglie morte e marce.

Tutto questo accadde in un lampo e, così come era venuto, svanì. Subito dopo tutto tornò normale, come se nulla fosse successo.
«Un sogno a occhi aperti» mi dissi, anche se mi era parso troppo vivido.

La mattina dopo, una piccola creatura dalla pelle nera macchiata di giallo emerse lentamente dal rifugio. Mi mossi seguendo l’umidità, fedele a un istinto antico.

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