Che Adelmo avesse qualche rotella fuori posto lo pensavano in tanti, ma dopo ciò che accadde non ci furono più dubbi.

Quando andava in centro gli capitava di incontrare quei gruppetti di persone che “giocano” alle tre campanelle, nota truffa studiata ai danni dei turisti. Lui passava delle mezz'ore a guardare, tanto che a volte lo invitavano a togliersi di torno. Per lui era tutto impostato solo sulla destrezza, e neanche tanta. Inoltre molti vincevano e restavano li a puntare di nuovo, formando un capannello di curiosi. Non gli sorgeva il dubbio che fossero compari del giocatore. 

Il risultato fu che Adelmo decise di volerci provare anche perché, nonostante fosse molto anziano, si sentiva “giovane dentro”, vispo e veloce.

Si attrezzò di bicchierini, pallina, tavolino e andò in cantina a esercitarsi.

Ogni tanto coinvolgeva il nipotino di 4 anni per accertarsi di essere pronto. In effetti il bimbo non capiva bene cosa gli chiedesse il nonno, quindi a volte gli diceva dove fosse la pallina e altre volte il contrario. I risultati combaciavano con la statistica fatta da Adelmo osservando i professionisti. 

Dopo qualche giorno pensò che fosse il momento di uscire allo scoperto e partì per l'avventura con un bel po' di banconote da dieci. Come da “regolamento” avrebbe messo cifra identica dello scommettitore: la puntata sarebbe restata bassa, ma non voleva rovinare questi poveri vecchietti, anche perché avrebbero potuto vendicarsi.

Si diresse al solito giardinetto e cercò uno spazio adatto per piazzare tutto l'occorrente.

Quindi, sistemata la pallina, cominciò a nasconderla qui e là per invitare a scommettere chi passava.

Non avendo compari ad affiancarlo la situazione risultò un tantino strana. Chi non lo conosceva già poteva credere fosse una persona alterata che spostava senza criterio tre bicchieri capovolti.

I suoi amici di sempre lo guardavano da lontano un po' preoccupati, temendo fosse colpa del troppo caldo oppure a causa di un malore improvviso.

Poi uno di questi si avvicinò. 

Adelmo, con la concentrazione di un torero che sta per infilzare il toro, ruotò, spostò e ruotò ancora con gesti che credeva velocissimi. Il “caro amico” puntò e … vinse!

Lui però non si scoraggiò, faceva parte della statistica che alcune volte dovesse perdere.

Pagò felice di aver rotto il ghiaccio e cominciò a urlare a squarciagola.

"Dov'è la palletta? Indovinate dov'è la palletta. Su signori forza, sapete dirmi dov'è?” 

Incuriosito un altro amico volle sfidare la sorte. Purtroppo si ripeté quello che era appena successo.

Dopo mezz'ora tutti si stavano divertendo portandogli via di dieci in dieci un bel gruzzoletto, ma si bloccarono quando si avvicinarono due signori in divisa. Con fare garbato ma sbrigativo dissero che quel gioco era proibito, gli sequestrarono tutto e lo condussero in commissariato.

Adelmo si sentiva un eroe! Con questo gesto la Pubblica Autorità riconosceva in lui un delinquente della peggiore risma capace di truffare gli onesti pensionati del giardino. Invano offrì i polsi per le manette col fare di un martire cristiano.

Suo figlio andò a riprenderlo in centrale furioso per i quattrini buttati via e per l’evidente rincoglionimento del padre.

Dopo una settimana arrivò un uomo a badare ad Adelmo.

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