Un tavolo marrone, di finto legno, che sembra lucido e invece è solo unto, sotto l’occhio di bue di una lampadina alogena spenzolante dal soffitto.

 

Lui si chiama Aldo. Aldo Greppi. Ma ha la faccia da Lucio. Più del suo vicino di casa, all’anagrafe Lucio Maria Palmeri. Perché i nomi ti scelgono loro, mica tu o, come vuole la leggenda, i genitori.

 

Poi è morto, cioè l’hanno trovato morto nel suo appartamento dopo una settimana, “in stato di avanzata decomposizione”, senza mai sapere di non sapere davvero come si chiamasse (che quando uno

muore il nome se ne va in cerca di un’altra faccia).

 

Questo Lucio. Aldo no. Aldo, che di fatto Aldo non lo è mai stato, era la faccia. E il nome, Lucio, se l’è presa. Se l’è presa mentre era sera e Aldo stava seduto al tavolo di finto legno. Sotto la lampadina alogena. Oltre la sua, una folla di teste di latta, lucida, unta, appiattita, che al centro, a pigiare con un dito fa clickclak. La sua riserva di sottaceti.

 

Cetriolini, cipolline, bianche e borrettane, melanzane, semplici e grigliate, misto verdure, peperoni gialli e rossi e zucchine, borlotti, olive taggiasche, denocciolate, sottovuoto, occhi, marroni e vuoti, quelli di Aldo-Lucio, preso nella morsa dell’indecisione.

Ha solo un pezzo di pane,una crosta di avanzo del giorno prima, e non sa quale scegliere tra tutti quei feti di vegetali affogati.

 

Lui, Aldo, con Lucio non è mai entrato in confidenza. Solo buongiorno-buonasera comunicati con sguardo da randagio e un cenno di capo prima di scomparire dietro le rispettive porte senza targhetta. Nient’altro.Però è stato Aldo a sentire l’odore. L’odore di Lucio. Non si erano mai parlati prima ma d’un tratto Aldo ha saputo tutto di lui. Sempre una sera, mentre stava tirando fuori i sottaceti dal frigo per disporli sul tavolo sotto l’occhio di bue, ha saputo che Lucio era morto.

 

Glielo ha detto l’odore. Una cosa tremenda che lo ha assalito alla spalle strozzandolo con braccia liquefatte. Le mosche hanno fatto in tempo a sistemare migliaia di uova sul cadavere, e le larve nate a trasformarlo in una polpa molle, tanto che quelli delle pompe funebri l’hanno dovuto raccogliere con delle palette dal pavimento dove, forse, era crollato in seguito, sempre forse, a un infarto.

 

Questo Lucio. Aldo, che nessuno sa che ora si chiama Lucio, e nemmeno lui se non per un vago presentimento, ha già il cucchiaino pronto sullo Scottex ripiegato in due. Con la mano afferra un vasetto, svita il coperchio, e pesca un informe corpicino verdastro che deposita sulla crosta tamponando il liquido in eccesso.

 

Poi se lo mangia.

 

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