Quel pomeriggio avevo appeso un vecchia tegola decorata per abbellire la facciata della mia casa di Badolato Borgo, ma la sera, nel letto, mi ritrovai a ragionare sulla possibilità che, per un motivo o per un altro, per un colpo di vento, sarebbe potuta cadere sulla testa di qualcuno con tutte le drammatiche conseguenze del caso.
Così, la mattina, la rimossi e misi il cuore in pace.
Con questo intendo dire, che se ricoprissi una carica istituzionale la mia attenzione alle cose e persone sarebbe 1000 volte superiore rispetto a quella di un normale cittadino, e non solo per un dovere etico-deontologico, per un fattore umano, ma per giustificare a me stesso tutti quei soldi e privilegi che la comunità mi garantisce e alla quale devo rendere conto del mio operato e della mia integrità. 
Hanno dormito sonni tranquilli per cinquant’anni, tutti quei criminali legalizzati che hanno pensato, progettato e messo in opera il ponte Morandi, responsabile nel suo crollo della morte di decine e decine di persone. E sono i soliti di sempre, e sempre più numerosi! 
Sono politici, tecnici, professionisti, imprenditori e passacarte…. anime nere che fanno affari sulla morte della gente senza provare il minimo senso di colpa – quella morte che non arriva subito, ma più avanti, quando l’obsolescenza programmata dalla corruzione raggiunge il suo punto di rottura, quando il tempo intorpidisce le responsabilità personali fino a trasformare una strage in una fatalità. 
Questo nostro è il paese del “tutto si può”, senza limiti e ostacoli di sorta; un paese dove i crimini, le ingiustizie e i diritti violati vengono addebitati sistematicamente alla mafie che, dal canto loro, accettano l’infamia pur di riscuotere le loro tangenti e garantire i loro affari. 
Ma le vere mafie, le più subdole e crudeli, ci hanno governato per mezzo secolo con la complicità di milioni di cittadini dementi che acclamano e sostengono i loro carnefici dentro un perverso masochismo che non trova riscontri in nessuna parte del mondo. Da pacifista rincoglionito che ero, ho sempre ritenuto la pena di morte un atto barbaro, che non si addice ad una società che si ritenga civile, etica e progredita. 
Oggi ho dovuto rivedere quella mia convinzione e allinearmi a quella frase che spesso mia madre mi ripeteva: “A estremi mali estremi rimedi”.

 

Gianni Tirelli

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