Se un uomo avesse guardato il seno di Ambra in quel modo, Max gli avrebbe mollato un cazzotto. Probabilmente lo avrebbe fatto anche se si fosse trattato di una donna.

Ma Shassta non era né donna né uomo.

Non era neppure un essere umano.

Ciò non di meno dovette percepire l’irritazione di Max perché sibilò: «Spero di non aver fatto qualcosa di sbagliato».

«Non fa nulla» mentì Max. Distolse lo sguardo e lo puntò su Kundalini che galleggiava azzurrognolo sull’orizzonte. Sopra di lui Crotalo e Cobra si muovevano lentamente l’uno verso l’altro come se volessero scontrarsi. Naturalmente non sarebbe accaduto. Viaggiavano su orbite diverse, ma la differenza di proporzioni creava questo bizzarro effetto prospettico.

«Credo dipenda da quelle» disse Shassta.

Rettili.

Alieni.

E il primo contatto era avvenuto cinquant’anni prima.

Decisamente troppo poco per un gemellaggio interplanetario.

E invece…

Shassta precisò: «Quelle enormi ghiandole che avete sul petto. Non so decidermi se sono più ridicole o orribili».

«Ehi, ora sì che hai detto qualcosa di sbagliato» rise Ambra.

Si trovavano su una spiaggia di Herpetia – inutile provare a dire il nome indigeno del pianeta dei Rettili (anzi, Sauriani): la loro lingua era un insieme di gorgheggi, trilli, fischi, schiocchi, simile al canto degli uccelli, del tutto impronunciabile per un apparato vocale umano e sopperiva alla pressoché totale inespressività dei loro volti. Viceversa, i Sauriani non facevano troppa fatica a parlare le lingue umane. "Come i pappagalli" – pensò Max.

«Non volevo offendere» si scusò Shassta.

«Siamo scienziati» rispose Ambra «semplice interesse antropologico».

Per questo erano stati scelti. Max e Ambra da una parte e Shassta e Srexis (la compagna di Shassta che stava uscendo in quel momento dall’acqua) dall’altra.

Alcuni umani erano stati mandati su Herpetia e alcuni Sauriani sulla Terra. I gruppi erano stati selezionati per affinità ed erano molto piccoli. Anche Shassta e Srexis erano studiosi del comportamento. Oltretutto, la struttura di base della società dei rettili aveva alla base qualcosa di molto simile alla famiglia: coppie tendenzialmente stabili con prole che lasciava il nucleo di origine una volta raggiunta l’età adulta.

«Naturalmente» convenne Shassta. «anche da parte vostra c’è un interesse… come dire… saurologico?».

«Naturalmente» disse Max.

Il problema era che tutto si stava rivelando molto più difficile del previsto. Ma non per le differenze tra razze aliene, bensì per le affinità.

Per la miseria, quelli erano rettili. E, per i Sauriani, lui e Ambra erano… Topi (be’, animaletti molto simili), la razza più evoluta di mammifero che esistesse su Herpetia. Quanto al dannato pianeta... Praticamente la stessa atmosfera (un po’ più di ossigeno), la stessa gravità (quella di Herpetia era un po’ più bassa) e la stessa temperatura – anche se Herpetia era un po’ più calda della Terra e non esistevano stagioni.

Praticamente impossibile, dal punto di vista probabilistico. Tant’è che era saltata fuori subito, e condivisa da tutte e due le parti in causa, quella che Ambra chiamava la Grande Non Spiegazione: in tempi remoti una terza razza aliena era arrivata sulla Terra, aveva portato via alcuni dinosauri e li aveva trasportati su un altro pianeta, magari terafformandolo quanto bastava; lì i rettili si erano evoluti in una specie intelligente dalle caratteristiche decisamente umanoidi.

Si chiamava Convergenza Evolutiva.

Esisteva. Esisteva, no?.

Certo che esisteva, ma a tutto c’è un limite,

D’altra parte, scartate tutte le ipotesi possibili, quella che rimane, per quanto improbabile…

L’enigma, comunque, rimaneva come una sorta di muro invisibile tra le due razze.

Anche se, come Ambra e Max avevano scoperto poco dopo lo sbarco su Herpetia, non era quello il problema principale.

Il vero problema era la sensazione di trovarsi in un dannato rettilario.

«Sentite» disse Srexis sdraiandosi al sole (Yig, nella lingua nativa) per riportare la temperatura corporea a un livello ottimale. La pelle, umida, era di un verde brillante «Penso che sia meglio dirsi le cose senza reticenze Tutto quello che troviamo… fastidioso, spiacevole o anche soltanto strano gli uni nei confronti degli altri. Non credete?».

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