Un osservatore esterno avrebbe scambiato Hell H1 per un buco nero. In realtà si trattava di un gravidisguise, una struttura gravitazionale artificiale progettata per imitare una singolarità. Il campo gravitazionale divergeva sulla superficie di una sfera, ma all’interno era approssimativamente costante. Nessun segnale poteva uscirne. Chi si fosse avventurato fino al bordo esterno sarebbe stato inesorabilmente attratto e spaghettificato. Il capolavoro degli ingegneri militari Radu permetteva di dissimulare un intero sistema stellare, celandolo agli occhi indiscreti dei Nemici. 

All’ombra del gravidisguise, Felipe II costruiva la sua Armada Invencible. 2830 navi corazzate, ognuna armata di cannoni fotonici in numero sufficiente a spezzare in due un pianeta di tipo terrestre. 

Felipe II discendeva da una stirpe antica, forgiata col metallo e col sangue. Ricoperti da un manto di pelliccia scura, le pupille verticali da predatore, i denti lunghi e aguzzi, i Radu avevano un tempo combattuto a viso aperto, come leoni ruggendo e mostrando i muscoli, morendo in piedi. I quattro lunghi millenni delle guerre di successione erano iniziati con imprese eroiche e combattimenti corpo a corpo, celebrati dal canto dei poeti. Poi, quando bombe e cannoni sempre più letali avevano preso il posto dei denti e dell’ascia, le cose erano cambiate. Popoli interi erano stati sterminati. I più coraggiosi caddero per primi. Vincitori furono coloro che si rintanavano nei rifugi sotterranei per prepararsi ad attaccare di soppiatto, premendo il bottone che scatenava l’inferno. I Radu avevano imparato dal leopardo: celarsi nel silenzio per preparare l’attacco, improvviso e micidiale. La vittoria, avevano concluso, non arride a chi combatte, ma a chi sa attendere nell’ombra. E i Radu avevano saputo attendere: altri quattro millenni nel loro pianeta celato, costruendo nuove armi e drizzando le orecchie per captare il Segnale.

Il Segnale infine era giunto. A 87 anni luce da Hell H1, una civiltà si era evoluta e riempiva l’etere di onde radio: musica, messaggi in codice, senza tema di essere ascoltati. Dopo altre 50 rivoluzioni del loro pianeta intorno alla sua stella, un altro segnale di incredibile potenza: l’esplosione di una bomba atomica, poi seguita da un’altra e altre ancora. Era giunto il tempo di partire, di assaporare nuovamente l’odore della battaglia e l’ebbrezza del sangue.

Alla vigilia della partenza, Felipe II parlò alla flotta con voce solenne:
«Popolo della Notte, figli delle Stelle Nere! È giunto il tempo che la nostra lunga attesa trovi un senso. Per millenni abbiamo serrato le fauci, ci siamo nascosti, abbiamo appreso il linguaggio del silenzio. Ma ora... ora è il tempo della caccia. Un pianeta ci chiama con stupidi schiamazzi. “Terra”, questo è il suo nome nella loro lingua. Un branco ignaro che mostra la gola alla foresta. Noi siamo la foresta. Noi siamo la lama nel buio. Noi siamo l’ultimo respiro. Che la Terra conosca il nostro nome, allora. Che le antiche profezie si adempiano. Che l’Armada Invencible non trovi pace finché il sangue dei deboli non avrà saziato la sete del nostro silenzio. Silenzio eterno! Gloria eterna!».

Le astronavi dell’Armada erano pronte da secoli alla partenza, così salparono, senza indugio. Dopo una giornata di navigazione a razzo, il Grande Ammiraglio fece un annuncio:
«Abbiamo raggiunto la distanza di sicurezza dal nostro pianeta. I motori materia-antimateria sono stati azionati. La spinta manterrà un’accelerazione costante e quindi tutte le attività di bordo potranno svolgersi con una gravità normale. Il viaggio richiederà 90 cicli di rivoluzione del pianeta Terra, 90 anni, come dicono loro. Il tempo soggettivo sarà circa 9 cicli». E con voce più sottile aggiunse: «Al ritorno troverete le vostre donne un po’ invecchiate!».

Raggiunta la meta, i Radu si occultarono, acquattati appena al di là dell’orbita di Nettuno, e si misero in ascolto. 
L’Orecchio, così era chiamato il capo del servizio di spionaggio, riferì a Felipe II: «Dall’esplosione della bomba atomica, la quantità di dati che i terrestri si scambiano ogni giorno è aumentata oltre un trilione di volte. Ogni terrestre dispone di un comunicatore personale ed esiste una rete planetaria, la chiamano Internet, dove è possibile trovare di tutto, spesso anche informazioni classificate, analisi di intelligence, descrizioni di ogni tipo di arma. Sarà necessario un lungo lavoro di analisi». 

Nella Sala del Trono, Felipe II contemplava un ologramma della Terra. 
«Dimmi, Orecchio, cos’hai trovato su questi terrestri».
«Di tutto, Maestà. Su questa Internet si trova di tutto, musica, filmati: umani che si uccidono o che si accoppiano… Un rumore assordante, pieno di idee contrastanti. Molti dei racconti terrestri sono semplicemente insulsi, altri esprimono paura… paura della guerra e della bomba, di un’invasione aliena o di catastrofi naturali… Hanno tanti piccoli regni, religioni diverse sempre in conflitto tra loro, sono divisi per lingua, razza, idee politiche…».

«E dimmi, la tua impressione, Grande Ammiraglio». 
«Circa 15 anni dopo la bomba, hanno iniziato a inviare nello spazio, incise sull’oro, le loro immagini, registrazioni delle loro lingue e della loro musica. Persino la posizione del loro pianeta rispetto alle pulsar più vicine. Sono incredibilmente sicuri di sé… o incredibilmente stupidi».

«Sembrerebbe proprio che siano stupidi», concluse Felipe II. Noi continueremo ad ascoltare. Non faremo mosse affrettate. Attenderemo altri due anni e poi decideremo».  

 

Il presente racconto è il secondo della tetralogia “La Selva Oscura”. Il primo racconto “La Selva Oscura: lo strano caso dell'Ovivorus montanae" può essere trovato al link:
https://www.letturedametropolitana.it/racconti/16143

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