"Con la tivù accesa e le chiappe sprofondate tra i cuscini era una libidine stappare una birretta, affondare i polpastrelli per ravanare in un sacchetto di patatine e godersi un film appena scaricato."

 

Sandra corrugò la fronte e interruppe il monologo di Adelina orfana di un divano appena portato in discarica.

 

"Eppure eri tu quella che: ‘Sul divano non si beve, non si mangia e non si legge il giornale."

 

Adelina fece spallucce.

 

"Era un'altra vita. Dai, dammi una mano ad alzarmi da questa sedia. Mi sono pesata sai? 115 chili. Ne ho persi cinque in una sola settimana. Se continuo così ti rubo il fidanzato."

 

Sandra sorrise e guardò oltre la finestra coi vetri opacizzati da una patina di grasso.

 

"Mi fa piacere vederti allegra. Ti va di uscire? È una bella giornata."

 

Dovette insistere, ma alla fine la spuntò.

 

Adelina tornò che era già buio, sola. Scartocciò una crostata di mele rimediata al supermercato e si distese sul letto non rifatto ormai da settimane. Le briciole del dolce scivolarono tra le lenzuola e tra i vestiti.

 

Era in pensione, una pensione tutta da godere.

 

A suo modo si sentiva libera, senza l'obbligo di abbandonare il letto alle 6 del mattino per recarsi al lavoro e consumare le suole sulla pedana di un bar affollato per servire un caffè o confezionare un toast farcito con insalata e carciofini come chiedeva sempre Giovanni.

 

"Chissà che fine ha fatto il Giova..."

 

Se lo domandava mentre trangugiava una Pepsi dalla lattina ed emetteva ineleganti ruttini.

 

"La noia, l'abbandono, il niente son la tua malattia..."

 

Canticchiava un vecchio motivo burlandosi di se stessa, mentre allungava le braccia per afferrare un cuscino da aggiungere dietro la nuca.

Il trillo del cellulare la distolse dai pensieri.

 

"Si?"

 

"Ciao, sono Giovanni. Ti ricordi di me?"

 

"Uh, Giova, come no! È giusto un anno che non ti vedo. Hai ancora in memoria il mio numero? Che vuoi da me, un toast farcito?"

 

Rise.

 

"Eccerto che ho ancora il numero! Ero nei paraggi e mi sono chiesto se ti andrebbe qualcosa da bere...”

 

"No Giova, stasera proprio no. Non è un bel periodo, magari tra qualche mese."

 

"Qualche mese? Ma che ti hanno diagnosticato, la peste bubbonica? Eddai..."

 

"Non insistere per cortesia."

 

"Ok ok. Magari ci becchiamo in un altro momento, ciao."

 

Accese la televisione e arraffò alcuni boeri da una scatola rossa sul comodino. Poi si assopì mentre mangiava il sesto e guardava un film di Kubrick.

 

Quando Sandra scampanellò alla porta lei era ancora lì, a letto. La sera prima non si era lavata i denti e nemmeno indossato il pigiama.

Adesso era mattina, nessuno aveva spalancato le finestre o spento la tivù.

Socchiuse la porta di casa e scorse Sandra che indicava l'uomo a fianco.

 

"Guarda chi è venuto a trovarti..."

 

Giovanni stazionava sull'uscio. Tra le mani un mazzo di tulipani colorati.

 

"Ciao bellezza. Dove li metto questi? Va bene in quell'orribile vaso sulla credenza?"

 

E mentre lui lo afferrava e si avviava verso la cucina, Adelina si rivolse all'amica.

 

"Perché lo hai portato qui? Mi vergogno. Non ho nemmeno ho un vestito decente che mi vada ancora bene: portalo via!"

 

Ma Sandra già salutava con la mano diretta altrove.

 

"Ci vediamo nel pomeriggio. Poi mi racconti."

 

Giovanni si fregò le mani e assunse un'aria burbera.

 

"Allora signorina la vede questa bella compressa?"

 

Le dita dell'uomo stringevano una pasticca tonda appena estratta da un tubetto di plastica.

 

"Senti Giovanni, non sono mica una bambina che rifiuta la medicina e poi... ti potrei anche denunciare per intrusione indebita nel mio appartamento e..."

 

"Uh che ppalle! Senti bellezza, parliamoci chiaro! Ti ho mangiata con gli occhi mentre ti muovevi tra i tavoli di un bar, per una vita o quasi. Eri un angelo calato in questo buco di paese. Mi sono innamorato ma tu..."

 

"Embè? E adesso che vuoi da me?"

 

"Salvarti la pelle. Sono 25 anni che lavoro in corsia e lasciatelo dire, in queste condizioni non arrivi a Natale. Grida, pesta i piedi, strappati i capelli, telefona alla polizia ma io da qua non mi muovo!"

 

"Capisco, il salvatore del pianeta Terra ha bussato alla mia porta, anzi, mi ha occupato il salotto abusando della mia ingenuità. Vattene!"

 

"No! Parliamo."

 

"Cazzo vuoi?"

 

"La vedi questa compressa? È un miracolo della scienza. Adesso tu la inghiotti. Avrai meno appetito, il tuo pancreas produrrà più insulina e i livelli di zucchero nel sangue caleranno drasticamente. Naturalmente o lo fai da te o te la spingo io nel gargarozzo, intesi?"

 

“Effetti collaterali naturalmente nessuno... “

 

“Non esistono farmaci esenti da effetti collaterali. Quel che conta è il rapporto tra rischio e beneficio. Forza, ficcatela in bocca e bevi.”

 

Le porse la compressa e un bicchiere d'acqua, Adelina ubbidì.

 

Tornò tutti i giorni tre ore per un mese intero. Aiutava Adelina a perdere peso con la ginnastica leggera, con la somministrazione dei farmaci necessari, con una dieta povera di zuccheri e grassi per ridare salute ad un fisico fortemente deteriorato.

Quando Giovanni se ne andava Sandra lo sostituiva in quella strana staffetta.

Caricava con Adelina la lavatrice che finalmente tornava a funzionare, così come ripresero vita ferro da stiro e aspirapolvere per rendere la casa pulita e confortevole.

Quando Adelina, salita sulla bilancia, scoprì di essere scesa sotto ai cento chili scoppiò a piangere.

Guardò Sandra con gratitudine, commossa dalla determinazione e dall'affetto che le aveva dimostrato.

 

"Perché hai fatto tutto questo per me?"

 

L'amica sospirò.

 

"Una scommessa con la morte. Con una iperglicemia stellare, una circolazione asfittica e una condizione epatica disastrosa ti stavi scavando la fossa a velocità supersonica. "

 

"E Giovanni?"

 

"Lavoriamo nello stesso reparto e gli ho chiesto, come per altri casi, di assistermi in questo progetto."

 

"Hai capito... La dietologa e l'infermiere che organizzano sperimentazioni sulla pelle dell'amica comune. E chi ha pagato per medicine e parcelle?"

 

"Il signor PNRR."

 

"Che?"

 

"Fondi destinati alla ricerca contro l'obesità. Tu sei stata la nostra mission."

 

"E io che credevo che..."

 

Sandra sorrise e la interruppe.

 

"Ma ti pare che avremmo fatto tutto questo senza un briciolo d’amore?”

 

Giovanni raggiunse le donne verso sera. Il mese di sperimentazione era scaduto ma voleva concludere come si deve quel compito del tutto singolare.

 

"Signore vi propongo una cena da Cesarino. Dal budget finanziato avanzano giusto un centinaio di euro tondi tondi. Se a tavola non esageriamo saltano fuori anche limoncello e caffè.

Allora... siete ancora qui? Sgambettare, che tra un’ora Cesarino apparecchia, per tre!”

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