C’era una volta un cavallo anziano, dal mantello grigio segnato dalla polvere e dalle cicatrici. Spesso si fermava sotto il grande fico, un albero dalle radici contorte e dal tronco ruvido, impregnato dell’odore di terra umida.

Restava immobile, il capo appena chino, a osservare il mondo in silenzio. I suoi occhi scuri — profondi e consapevoli — seguivano ciò che restava degli uomini. 

In quello sguardo dimorava una desolazione antica.

E si chiedeva: «Posso nutrirmi dei mondi degli umani?»

Il cavallo non credeva nella libertà così come la intendevano gli uomini. Aveva visto troppi padroni parlare di libertà con le mani strette alle redini. Sosteneva che il pensiero umano promette libertà che poi non si realizzavano mai.

«Per me», mormorava, mentre tracciava lentamente un cerchio nella polvere con lo zoccolo consumato, «non esiste libertà possibile.»

Gli bastava ricordare cosa erano diventate le cosiddette città degli uomini: paesaggi desolati, dove coloro che un tempo si dicevano la specie eletta da Dio (ma Dio esisteva davvero? Ne dubitava, perché altrimenti perché avrebbe abbandonato la sua creatura prediletta in uno stato tanto misero?) non erano ormai che l’ombra di ciò che erano stati.
Davanti ai suoi occhi prendeva forma l’immagine di uomini che trascinavano nelle città le ombre di sé stessi, con quel “coso” ormai fuso alla mano, al braccio, al corpo, persino alla mente. 

Un oggetto che all'apparenza sembrava innocuo, ma che si era rivelato l’arma più efficace per la distruzione della loro stessa razza. A pensarci, non poteva evitare un moto di sconforto. Ricordava i tempi felici in cui gli uomini lo cavalcavano spensierati e sani, ancora umani nel senso pieno della parola. Eppure, non era passato poi così tanto tempo: appena una decina d’anni da quando la Peste Tecnologica aveva preso possesso delle menti e dei corpi degli uomini.

Così il cavallo osservava le città con tristezza e rassegnazione. Ormai erano poche, immense come gusci vuoti, isolate in pianure sterminate o tra montagne aride. Strade e piazze erano abbandonate all' incuria: erbacce che spuntavano dappertutto, rifiuti sparsi, cartacce e bottiglie. Gli edifici cadevano a pezzi, con vetri infranti che riflettevano cieli grigi e sporchi; l’aria sapeva di metallo e di muffa.

Gli uomini camminavano come zombie, lo sguardo fisso su piccoli schermi luminosi che li catturavano senza scampo, incapaci di distogliere gli occhi, incapaci di pensare. Avanzavano lenti, passo dopo passo, come se ogni movimento fosse imposto da quel medesimo meccanismo che stringevano tra le mani. Nei parchi abbandonati gli alberi crescevano, intrecciando rami come dita di una mano gigante e scheletrica. Le strade erano piene di automobili arrugginite. 

«Questo», pensava il cavallo, «è il destino dell’uomo che abdica alla propria intelligenza.»

Sotto il fico, il cavallo chiudeva gli occhi. 

Un giorno, mentre scendeva verso la periferia di una città semidistrutta, il cavallo incontrò un cane. Era magro, dal pelo scuro.

«Cavallo», disse senza preamboli, «l’uomo oggi è inguaiato.»

Il cavallo si fermò.

«Camminano come zombie,» continuò il cane. «Sempre con quegli schermi. Le città crollano. Erbacce, edifici fatiscenti, strade che nessuno pulisce… e loro non se ne accorgono nemmeno.»

Il cavallo abbassò la testa, tracciando cerchi nella polvere con lo zoccolo.

«La stupidità», disse, «è un sistema che funziona contro chi lo usa.»

Il cane scosse la coda.

«È per questo che noi animali ci stiamo organizzando.»

«Organizzando?» chiese il cavallo.

«Sì. Noi cani… Ci chiamiamo i Luddisti.»

Quel nome fece vibrare qualcosa nella memoria del cavallo.

«Il generale Ludd ci guida», proseguì il cane. «Non è violento come credono gli uomini. Ha capito che certi meccanismi, quando diventano ciechi, vanno fermati.»

«E l’uomo?» chiese il cavallo. «Perché aiutarlo, se lo ritenete un imbecille?»

«Perché è pericoloso a sé stesso. E quando cade, trascina con sé tutto il resto.»

Il cavallo rimase in silenzio. 

«E cosa cercate?» domandò infine.

Il cane lo fissò negli occhi.

«Qualcuno che voglia aiutarci.»

«Un cavallo filosofo… come te, per esempio.»

Il cavallo guardò il cielo, poi la terra, poi di nuovo il cane.

«Accetterò, ma ad una condizione» disse lentamente.

«Quale?»

«Che l’uomo non venga più messo al centro del mondo. Ma relegato ai margini, dove può imparare da noi animali.»

Il cane annuì.

«È esattamente il piano del Generale Ludd.»

Tutti i racconti

3
4
21

Primo mare (2/2)

Tratto da una storia vera

19 June 2026

«Già» convenne il vecchio continuando il suo lavoro. «Niente motori, GPS, niente bussole, niente sestante, fari, boe, mappe nautiche. Niente di niente. Da allora non è cambiato molto, in realtà». Si alzò lentamente, come un albero dopo una tempesta. All’uomo parve di sentire lo scricchiolio delle [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

3
3
18

Eva alla Rocca

Storie di famiglia

19 June 2026

Eva arrivò alla Rocca tutta sudata, anche perché la sacca sulle spalle era piuttosto pesante. Mamma Rosa aveva calcolato tutto in base alla sua robustezza, ma il caldo e la salita avevano reso il carico più gravoso. Aveva già previsto gli abbracci e i commenti delle zie Metilde e Virginia e aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Adribel: Un bel ritorno a casa, si potrebbe costruire un romanzo intorno. Complimenti

  • Lo Scrittore: molto gradevole, specie l'ambientazione, Garfagnana e dintorni, posti dove [...]

3
4
31

Primo mare (1/2)

Tratto da una storia vera

18 June 2026

Era stato il primo mare, quello dell’infanzia, quello da cui s’innalzava il soffio vaporoso di Moby Dick e dove veleggiava Long John Silver cantando: “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto”. Ce lo portava suo padre, anche d’inverno. Passeggiavano finché non arrivavano al molo, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
4
34

Salivo strette, ripide scale antiche

18 June 2026

Oltre la porticina erano corridoi, ricordo, con ampie vetrate affacciate sul cortile lastricato, attorniato da portici ai quattro lati. Ogni mattina, prima che la campana suonasse, la attendevo; e al suo apparire da quell'uscio, il cuore batteva forte e la parola mancava... Anche l’ultimo anno [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
5
46

Eclissi postale

17 June 2026

Sabato mattina di fine Gennaio, plumbeo e gelido come il polveroso piazzale antistante il trasandato ufficio postale destinato a servire il disagiato quartiere popolare periferico. Il freddo pungente penetra impietoso ogni qualvolta un utente apre la porta d’ingresso, omettendo sistematicamente [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
4
39

Qual è la linea tra invadenza e supporto?

17 June 2026

Come si fa a delineare una linea tra supporto ed invadenza? Io penso di non averla mai superata, ma così facendo non mi sono mai nemmeno avvicinata troppo al vero e proprio supporto. So cosa è successo l'altra sera e sentirti stare così male non mi fa dormire. La notte mi assale questo senso di [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

1
1
25

Hala e le Montagne (parte 2/2)

17 June 2026

Il gruppo di guerrigliere avanza verso la casa dove si trovano Yousif e gli altri miliziani dell’ISIS. Gli uomini accerchiati usano le ultime munizioni per provare a salvarsi da una morte sempre più certa. Le guerrigliere della prima fila cominciano a correre e lanciano con precisione le bombe [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

7
8
44

I ricordi del Becchino: Rondini, zanzare e pipistrelli

16 June 2026

Il bollente sole di fine domenica colora l’orizzonte di rosso. Il furgone, accompagnato dallo stridore delle rondini che sfrecciano radenti sulle verdi spighe di grano, procede lentamente evitando buche e curiosi, affamati di notizie da condividere e da dimenticare. Arriviamo all’incrocio dove [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dario Mazzolini: sempre bello, un racconto che mi è piaciuto, ma appunto non è [...]

  • Lo Scrittore: una istantenea grottesca di una triste verità, la vita nel suo procedere [...]

2
3
32

Hala e le Montagne (parte 1/2)

16 June 2026

Tira un vento freddo dalle montagne del Sinjar. Luogo arcaico, roccioso e di tradizioni millenarie. Luogo di curdi, yazidi, turcomanni e arabi, abituati a vivere insieme da innumerevoli anni. Luogo oggi di devastazione, violenza, stupri e cadaveri lungo la strada. Dal catino di Sarajevo alla piana [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: La guerra è purtroppo fento l'essere umano. Non si spiega perché, [...]

  • zeroassoluto: Guerra, guerra, guerra... ritorsioni a non finire per una libertà che [...]

4
7
34

Stasera si vince un milione

Esercizio di scrittura creativa - Il Conflitto

15 June 2026

L'addetto al trucco e parrucco ripassò del cerone sulle guance del politico. Poco più in là un collega scandiva il count down: “Tre, due, uno, ci siamo.” Lele Pai sorrise alla telecamera che lo inquadrava e dopo un breve convenevole si sedette davanti all’ospite per iniziare l’intervista. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dario Mazzolini: piaciuto molto.
    In pratica, assistiamo al classico talk show italiano dove [...]

  • Teo Bo: Grazie per il tempo che mi avete dedicato e per le belle parole con cui avete [...]

7
10
64

12 settembre

La cioccolata di Maria

14 June 2026

Oggi, 12 settembre, ricorre il mio onomastico, il nome di Maria. Un giorno che fino a poco tempo fa era motivo di festa. Mia madre ci teneva tanto a festeggiare; lei, devota alla Madonna, prima di ogni impegno andava a messa per ringraziare e affidarsi alla benevolenza del cielo. Dopo preparava [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
6
37

Sedie

13 June 2026

Sedie Sedie di un vecchio cinematografo Ormai accantonate in vecchi magazzini Ma se poteste urlare cosa avete visto, se ne potrebbe fare un film intero Che pianti e strette di mano furtive Che baci appassionati del primo appuntamento Che occhi arrossati e che cuori in sobbalzo Se poteste solo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Sedie, poltrocine, poltrone, e anche quelle di legno pieghevoli delle arene [...]

  • Adribel: Un brano breve ma ricco di storia e di speranze.

Torna su