La strada per la collina s'era ghiacciata. Viaggiavamo in una sospensione lattea, fatta di cristalli lucidi, rilucenti al sole dell’alba. Ripensandoci, non ci sarebbe stato luogo migliore di quello, in quell’ora del giorno, in questa stagione! L’asfalto pareva coperto di sabbia e zucchero a velo. Il termometro segnava meno tre. Sulla vegetazione spettinata ai lati della strada c’era un velo, abbagliante e irreale. Il silenzio copriva tutto. Copriva persino il rollio della macchina, che sembrava viaggiare su un tappeto di muschio.
"E' un freddo morto..." Disse senza distogliere lo sguardo da davanti a sé, immobile e distaccata, com'era di solito. 
Io non dissi nulla. Cosa significa “freddo morto”?
Avrei potuto rispondere che no, il freddo è pieno, stracolmo di vita. Protetti nei loro caldi rifugi, sotto zolle di terra fumanti, al riparo delle grandi conifere c'erano milioni, miliardi di esseri viventi. Ma rimasi zitto, com'era di solito. 
Anzi! Che con il freddo la vita si preserva, rallenta, trova requie, sonno e letargo. Ma stetti in silenzio. Con gli anni ho imparato che il silenzio molto spesso è una sorta di cerotto da mettere sull'ansia. Ognuno è ciò che ha raccolto. E se una persona è convinta di aver raccolto di più, che si tenga questa convinzione! Che creda pure di avere ragione, di avere la verità nelle tasche. Bisogna essere come sassi di fiume: lasciar correre la corrente. Lasciar andare. 
Concentrai la mia attenzione sulla valle davanti a me. Placidi cavalli in piedi vicino a pozzi d'acqua fumante. Agili. Liberi. Guardando il mondo da quella altezza avevo l'impressione di librarmi in volo. Il mondo ai miei piedi. Una piccola porzione di creato vibrante di vita.  
"E' un freddo morto..." Non riuscivo a dimenticare. Perché questo cinismo! 
Dove vedeva questa morte? Attorno a noi nulla è morto. Le pietre sono vive! Urlano la loro storia e si muovono, scansate o corrose di millimetro in millimetro dai secoli! Tutto vive il tempo che vive. Ma la vita non ha mai soste o sospensioni! Altra vita si sovrappone, erutta, sboccia in ogni angolo della Terra alla vita che nel frattanto è stata!
Capii che non l'amavo più. Fu alla successiva curva, laddove ci apparve all'improvviso una piazzola di sosta sulla cui recinzione erano appesi dei gerani rossi. 
Questo "non amore" veniva da lontano, certo. Ma quella frase ne svelò di colpo la dura realtà. Lei era morta! Mi resi conto che la sua morte coinvolgeva la sensibilità, la compassione, lo sguardo, il sentimento. Quale morte è più morte di questa? 
Mi sentii profondamente solo. Una sorta di asfissia del cuore, che si agita per liberarsi. Lo sentii chiaramente in petto. Fermai la macchina, scesi e mi appoggiai allo sportello per rifiatare. Lei stava immobile, con le mani sul grembo. 
Nitriti lontani, modulati dal vento di tramontana che arrivava a tratti, sferzante, continuavano a ricordami la vita al di fuori di me. Alto sopra la mia testa stava il massiccio innevato. Neanche lui nei millenni era stato immobile. 
"Freddo morto"...

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