Conoscete il Mito di Clizia e quello di Leucotoe, queste due figure femminili hanno una cosa in comune, Elios, ma per il resto non possono essere più diverse. Nel Libro IV delle Metamorfosi di Ovidio, queste antagoniste rappresentano le due facce della devozione estrema: una subita nel corpo (Leucotoe), l'altra scelta nell'anima liberamente(Clizia).

Leucotoe, principessa persiana di rara bellezza, è l’unica nei pensieri di Apollo, il dio del sole; lui prende le sembianze della madre di lei e si introduce nella sua dimora, dove la fanciulla sta filando con le sue ancelle.

Il dio, nei panni della madre, sostiene che ha da rivelare un segreto e così;" Svelte svelte, le ancelle escano dalla stanza!" La sua presentazione “ovidiana” è da manuale:

"Io sono colui che misura la lunghezza dell’anno

Colui che tutto vede, per il quale la terra tutto vede, L’occhio del mondo. Tu mi piaci, credi a me."

Nel pronunciare queste parole riprese le sue sembianze splendenti, la giovane Leucotoe non aveva quasi scelta e si congiunse al Dio. La loro unione sarà breve e tragica.

MA LA STORIA NON FINISCE QUI

La ninfa Clizia, innamorata follemente di Elios, dal quale fu sedotta ed abbandonata, ardeva di gelosia e fu spinta da questo sentimento oscuro a cercare vendetta. Clizia rivela tutto al re Orchamo, padre di Leucotoe, che per punizione la fa seppellire viva. Nulla poté la  povera Leucotoe  che cercò in ogni maniera di giustificarsi. Dicendo di non avere colpa, il Dio non le aveva dato scelta!

Ma il padre, in preda all’ira, gettò la figlia in una fossa e la fece ricoprire di sabbia.

Accorse Elios  in aiuto della sua amata e cerco con i suoi raggi di scavare un buco nella terrà così lo splendido viso di Leucotoe potesse rivedere la luce almeno un ultima volta. Il destino è segnato, le belle fattezze della ragazza gelarono sepolte nella terra e il dio del Sole nulla poté per salvarla. Non potendola trasformare in qualcosa di tattile donò alla sua amata un aroma insistente e dolce. La sua amata rinasce sotto forma di incenso profumato. Che esprime la sua massima intensità “acceso”.

 

Il Simbolismo: Rappresenta la bellezza che viene soffocata e la trasformazione forzata. Elios tenta di rianimarla con il nettare, ma non riuscendoci, decide che lei salirà comunque al cielo sotto forma di aroma.

ll comportamento Botanico: Diventa la pianta dell'Incenso (Boswellia). Come Leucotoe è stata sepolta sotto la terra, così la resina dell'incenso "trasuda" dal tronco (quasi fossero lacrime) e, una volta bruciata, sale verso l'alto per ricongiungersi al Sole. È un amore che diventa etereo.

 

E A CLIZIA COSA ACCADDE

 

Clizia è l'artefice della tragedia di Leucotoe, ma il suo piano fallisce. Il dio, inorridito dalla sua delazione, la respinge. Clizia non viene punita da un padre, ma dalla sua stessa fissazione. Disperata, Clizia si lasciò morire di inedia. Per nove giorni restò seduta a terra, nuda, senza cibo né acqua, nutrendosi solo di rugiada e lacrime, con lo sguardo fissamente rivolto al carro del Sole che solcava il cielo.

 

“Fissa era nel Sole la faccia di lei che volgeva lo sguardo; benché trattenuta dalla radice, si volge al suo Sole.”- Ovidio

 

ll Simbolismo: Rappresenta la prigione della gelosia. Mentre Leucotoe "evapora" verso il divino, Clizia resta condannata a una danza perpetua della testa, guardando ciò che non può più avere.

 

Il "Fiore Viola" di Ovidio: Il testo classico parla esplicitamente di un fiore "simile alla viola" (puniceo faciem surgentia flori). L'Eliotropio europeo, con le sue infiorescenze blu-viola e il suo movimento solare costante, è l'unico candidato che rispetta sia la descrizione cromatica che la cronologia botanica dell'epoca romana.

 

Il Comportamento Botanico: Diventa l'Eliotropio (Heliotropium arborescens). A differenza dell'incenso, che sale al cielo come fumo, l'eliotropio resta ancorato alla terra. Il suo "comportamento" è una forma di amore statico: non potendo più seguire l'amato con i passi, lo segue con il volgere del bocciolo.

 

L'Equivoco Storico del Girasole: Spesso, nelle illustrazioni moderne o nella cultura popolare, Clizia viene associata al Girasole comune (Helianthus annuus). Tuttavia, si tratta di un falso storico: il girasole è una pianta originaria delle Americhe ed è arrivata in Europa solo dopo il 1492. Ovidio, scrivendo nel I secolo d.C., non avrebbe mai potuto conoscere questa pianta.

 

Dalla Metamorfosi al Nome, la Luce Tiranno e Creatore

 

L'eziologia — la ricerca delle cause — ci insegna che il mito non è una semplice favola, ma il primo tentativo umano di decifrare i segreti del mondo vegetale. Le storie di Clizia e Leucotoe non sono nate per intrattenere, ma per spiegare una verità biologica assoluta: senza luce non c'è vita.

 

Per queste due figure, il Sole non è solo un oggetto di desiderio, la condizione stessa della loro esistenza minerale e vegetale, la luce che il Sole emana si divampa nei suoi due eccessi.

 

Leucotoe (Il sacrificio chimico):Gli antichi vedevano la resina trasudare dal tronco della Boswellia e pensavano: "Sembrano lacrime". Il mito di una fanciulla sepolta viva che "piange" verso il Sole era la spiegazione perfetta per la natura fisica della pianta

Se non fosse per il calore del Sole, la sua resina resterebbe imprigionata nel buio della corteccia. 

La sua "vita" post-metamorfosi inizia solo quando il raggio solare o il fuoco la liberano, trasformandola in profumo. È l'eterno paradosso: deve "bruciare" o trasudare per essere notata.

Ma non dimentichiamo che Per Leucotoe, la luce è violazione: Elios si introduce con l'inganno (sotto le spoglie della madre) e la costringe a un atto che la porterà alla morte. La luce qui non illumina, ma espone la vittima alla furia del padre.

 

Clizia (La prigione cinetica): Gli antichi vedevano il fiore curvarsi. Il mito spiegava che quel movimento non era meccanico, ma era il residuo di un'ossessione amorosa La sua vita è scandita dal movimento solare. Senza luce, Clizia perderebbe la sua bussola interiore. Il suo eliotropismo non è una scelta, ma un riflesso di sopravvivenza che il mito ha sapientemente interpretato come ossessione amorosa.

 

Anche nel suo caso non ci troviamo dinanzi ad un mito “romantico”.

 Non lo sono quasi mai, per Clizia, la luce è un'ossessione che scotta: Il sole la ignora dopo averla usata e scartata. La sua condanna a seguire il carro solare non è devozione, ma il riflesso di un trauma. È rimasta "accecata" da quella visione e ora non può più guardare altrove. È la vittima che non riesce a staccare gli occhi dal suo carnefice.

 

 

In questo giardino della memoria, scopriamo che la biologia non è altro che un mito che ha smesso di essere fiaba per diventare canone.

Ricordo quando Clizia veniva rappresentata come esempio di eterna fedeltà, personalmente ho notato nel suo comportamento molto di più i sintomi della Sindrome di Stoccolma.

Spetta sempre ad ognuno di noi crearsi la propria opinione.

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