Io e John siamo seduti sui gradini davanti all'edificio della camerata. Lui è della 101° Aviotrasportata americana, io del 186° Folgore, entrambi sergenti.
Abbiamo partecipato a una esercitazione combinata, una delle tante che vede l'impiego di paracadutisti, e siamo rientrati a Siena.
Alla sera siamo andati nel cinema della caserma. Abbiamo riso come matti guardando "Good morning Viet Nam".
Robin William è stato veramente esilarante e, sia pure per breve tempo, abbiamo dimenticato che fra qualche giorno lui andrà in Afghanistan.
La notte è serena e guardiamo le mille stelle di questo cielo di Toscana.
John tracanna un lungo sorso di whisky, mi passa la bottiglia e poi mi chiede serio:
"Come può essere "good morning" se dopo due ore potrei essere morto?".
Ci lasciamo così. Dopo quattro mesi ricevo una sua lettera:
"Mi manca tanto Robin Williams, almeno riuscirei a ridere".
Non so dire se sia riuscito a tornare a casa, non mi ha più scritto, so solo che da allora la guerra non mi fa più ridere.

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23 April 2026

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22 April 2026

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Amici lettori di Letture da Metropolitana, eccoci di ritorno per coinvolgervi in una storia colorata ad arte ispirata dalla visione di un quadro pittorico realizzato dall'artista Adriano Valerio Deandreis dal quale il sottoscritto ha estrapolato, anzi per meglio dire immaginato, una storia breve. [...]

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Flavio Rossi uscì dalla banca con la ricevuta ancora tra le dita, piegata in quattro come faceva sempre. Era una mattina qualunque nella bassa modenese: aria ferma, odore di polvere e di campagna, il rumore lontano di un trattore. Aveva appena fatto un bonifico e stava già pensando a cosa mangiare [...]

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