Caro Te,

da quando sei andato via, nulla è più come prima.

Il mondo s’è irrimediabilmente fermato all’ultima volta che ho visto i tuoi occhi color nocciola, i tuoi capelli scompigliati, i tuoi sorrisi indimenticabili.

Dal momento in cui hai messo piede fuori da quella porta, beh, tu non lo sai, ma la Terra ha smesso di ruotare, il vento ha improvvisamente interrotto le sue carezze, il sole si è lentamente spento. Non so più cosa siano i colori dell’arcobaleno.

Da quel dannato pomeriggio d’autunno, temo di non aver mai più visto la primavera e i suoi dolci baci al tramonto, l’estate e il fresco mare limpido o il rigido inverno, che solo un forte abbraccio avrebbe riscaldato. Solo un tuo abbraccio.

Giaccio, malconcia, sciupata, rovinata, spezzata.

Giaccio su questa terra, come una foglia ingiallita, rifiutata, cacciata persino dall’albero che la teneva in vita e che, destino, come te, l’ha abbandonata in quel mesto pomeriggio d’autunno.

Orfana, vengo calpestata dalla noncuranza della gente che passeggia, cammina, corre su questo sentiero, trascurato persino dai raggi del sole, che si rifiuta di baciare me, foglia indifesa alla mercé di chi, come te, ha la forza di scappare… Ma non quella di tornare.

Caro Te,

nonostante tutto, non ti auguro di diventar foglia. Desidero che tu resti quello splendido, rigoglioso, forte albero fiorito e che la tua possa essere un’eterna prospera, fiorente primavera.

Queste sono le mie ultime parole, le ultime, prima che anche il mio fragile cuore, come tutto il resto, cessi i suoi ormai flebili battiti. Con tutto l’universo d’affetto che ancora riesco a donarti,

tua DiDi.

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