Domenica, ore 9:45

È domenica. Oggi mi aspetta la grande avventura organizzata dal nostro allenatore. Siamo riunite, io e la squadra di cicliste, con le nostre mountain bike robuste e colorate; quelle leggere da corsa su strada sono troppo delicate per noi. Il contatto con la natura è la motivazione maggiore che ci induce a usare quel tipo di bicicletta. Come stabilito, ci siamo riunite sul retro della chiesa, ascolteremo la santa messa e poi dovremo raggiungere il luogo della partenza. Il programma prevede il giro di almeno due paesi siti in altura, quindi un continuo saliscendi che metterà a dura prova la resistenza, poi la salita per ritornare al punto di partenza, dove ci sarà la famigerata discesa verso il basso, oltre il bosco.

Un percorso studiato appositamente dal nostro allenatore, che è molto bravo, un ex campione ormai a riposo. È anche un profondo conoscitore dei luoghi più adatti per le nostre dimostrazioni. Siamo arrivate sul posto e subito, al primo sguardo, si rivela bellissimo, da togliere il fiato… veramente magnifico. Una sequenza di colline di diversa altezza, un saliscendi di campagna e boschi. Siamo sulla collina della “La Brulla”: poca vegetazione, larghe crepe nel terreno, avvallamenti e sentieri quasi invisibili. Una bellezza selvaggia, aspra, ma dal fascino prorompente. Di fronte, all’orizzonte, il luccichio del mare. I sentieri che si intravedono sono così stretti che solo le capre, forse, potrebbero arrampicarsi.

Noi, invece, abbiamo già fatto il giro, il periplo della sommità e ora, cosa ancora più adrenalinica, dovremo discendere. Questo è il momento clou della manifestazione: già vedere un gruppetto di ragazze in bici per le vie del borgo in festa era un evento insolito, vederle adesso sull’orlo di un’altura, pronte a buttarsi in picchiata su un sentiero molto pericoloso, diventava un’attrazione imperdibile. Tutti si erano radunati nei pressi del punto di partenza e, scegliendo una buona posizione, potevano seguire la nostra prova. 

Non posso negare di avere un pizzico di paura… Solo a vedere il fondo di quella discesa faceva venire i brividi. Era una prova di assoluto coraggio e incoscienza, ma il coach aveva deciso di farcela fare, credo fosse convinto che la discesa fosse sicura e, cosa più importante, era sicuro di noi e delle nostre capacità.  Ci riteneva all’altezza del compito. Guardavo quella sottile striscia bianca del sentiero, che si snodava come un lungo serpente verso il basso. Scendeva in parte dove non c’era che roccia e in parte scompariva nel buio di un boschetto di faggi. Più la guardavo, più sentivo il sangue affluire alla testa. La carica emotiva era tale che le gambe sembravano rifiutarsi di piegarsi. Guardavo dalla parte del capo, ma lui faceva finta di non vederci.

Io sapevo bene che a volte non basta essere bravi: tu ce la metti tutta e stai attenta, ma l’imprevisto, in quelle condizioni, era dietro l’angolo. Bastava un centimetro di sbandamento, un sassolino sulla gomma, un insetto che ti arriva in faccia durante la corsa, un minimo scarto e del malcapitato ciclista non sarebbe rimasto che una poltiglia di carne e terra. Il bello di queste prove è proprio questa paura da contenere, da tenere a freno; l’autodisciplina è ciò che il coach ci dice sempre di tener presente, in ogni nostro gesto. Siamo femmine, ciò non toglie che anche noi abbiamo coraggio e incoscienza. Dobbiamo imparare a gestire le nostre emozioni, mantenendo il controllo sulle nostre debolezze. Io amo questo sport che, pur nella sua semplicità, riesce a darci queste lezioni di vita. Noi, che ci mettiamo in discussione ogni volta, siamo libere di spirito e di mente. Non ci sono calcoli da fare, strategie da seguire, sei solo tu, la tua bici e la strada che devi percorrere. Tu e la natura!

Sono partite le prime, una alla volta dobbiamo cimentarci tutte. Fra non molto toccherà a me e la tensione sale. Vedere la tua compagna, la tua amica di sempre, scendere in picchiata a testa bassa verso valle, la sua sagoma proiettata nell’azzurro del cielo, è un’emozione che pochi possono dire di aver provato. Ora, però, è il mio turno, sono pronta! Metto gli occhiali, stringo il manubrio e… via, giù per la discesa. La bici sobbalza, scarta, precipita lungo quella striscia bianca, ma io non mi distraggo, seguo i movimenti delle ruote e, nonostante il dolore nei fianchi che a ogni sobbalzo si ripresenta, continuo a scendere. Non ho tempo per niente, devo solo guidare la ruota davanti e scegliere la traiettoria migliore. Stavo pensando a cosa potrebbe succedere in caso che… quando il piano del fondo valle mi accoglie e allora… posso respirare. Tutto è durato non più di tre minuti.

Sono ferma e il cuore ha ripreso a battere. Anche oggi abbiamo vinto la nostra debolezza, la paura dei pensieri negativi. Senza tentare e soffrire, senza mettersi alla prova ogni volta, non si diventa adulte. Noi dobbiamo imparare che per noi niente deve essere impossibile, niente di quello che fanno i signori uomini non possiamo farlo anche noi. Ci siamo ritrovate tutte con il cuore che ancora batte forte, ansimanti ma felici e soddisfatte della nostra prova. Dall’alto da dove siamo partite si sente il rumore di applausi convinti. Inneggiano a noi e questo ci ripaga di tutti gli sforzi e le fatiche sopportate.

Ora che tutto è finito vogliamo goderci anche noi la festa. Risaliamo a piedi per un altro sentiero più agevole e torniamo in piazza, dove le campane annunciano l’uscita del santo. Farà un giro per le vie del paese sorretto dalle spalle dei portatori, poi al suo rientro ci saranno i fuochi per la conclusione dei riti ecclesiastici. Tutti a mangiare e poi, in serata, lo spettacolo dei fuochi d’artificio illuminerà con i suoi colori scintillanti le vecchie case e le stradine del borgo. Anche quest’anno la festa finisce e il nostro paese avrà vissuto il suo momento di vita, da domani si spegneranno le luci e tutto tornerà alla normalità. L’autunno è prossimo a venire e l’inverno, soprattutto l’inverno, ci terrà chiusi in casa, sepolti dalla neve per diversi mesi. Non importa quello che verrà: oggi noi ragazze siamo felici, anche noi abbiamo avuto il nostro momento di notorietà e torniamo a casa con il sorriso sulle labbra, già pregustando la prossima festa, la prossima sfida.

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