Quanto tempo era passato qualche volta non lo ricordava. 
Altre volte riusciva a contare i giorni. La gran parte delle volte riusciva solo a contare il tempo della sua solitudine. 
Comunque di una cosa era certo: tra di loro non avrebbe potuto esserci più niente. 
Ciò nonostante le era rimasta dentro. Dopo di lei nessuna.
Quel mattino il solito tran-tran: caffè, cravatta, quattro passi fino alla fermata della metropolitana, ufficio: vita da sballo proprio! 
In realtà aveva un grande vuoto dentro, che solo lei avrebbe potuto riempire. 
Tuttavia, quando se la trovò di spalle nella carrozza della metro, affollata come sempre a quell'ora, decise di non voltarsi, di non vederla.
 Fu assalito da un turbinio di ricordi, di sensazioni che ebbe difficoltà a controllare: per un momento gli mancò il respiro.
Assaporò il piacere della sua vicinanza, inalò il suo profumo e ricordò la sericità dei suoi capelli, il verde intenso dei suoi occhi. 
Quando il movimento del treno avvicinò le loro spalle fino a sfiorarsi, per un attimo, solo per quell'attimo, chiuse gli occhie avvertì un brivido lungo la schiena. Poi si lasciò ingoiare dalla folla e si diresse verso l'uscita.
Quando con un sibilo le porte si aprirono, girò la testa per cercarla, ma lei non c'era già più. 
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