Aprì la porta, vide che l’uomo teneva le mani in tasca, sicuramente aveva con se un’arma, a pochi passi dall’entrata l’uomo si affrettò verso di Thomas e l’informò in tono basso che aveva una pistola, proseguì ordinandogli di abbracciarlo come se fosse un vecchio amico che non vedeva da molto tempo. Obbedì e nell’abbracciarlo Thomas si accorse della Señora Alvarez, la sua vicina di casa che osservava la scena:

«Frank! Vecchio bastardo, figlio di una cagna in calore, come stai!? Ma come cazzo ti sei vestito, sembri un’opera d’arte contemporanea. Quanto tempo è passato, ma ti ricordi quando da ragazzini ti infilavo la testa nella tazza del cesso e poi tiravo la catena o quando giocavamo a Kensington Square, e poi...» cercò di essere il più gentile possibile per un vecchio compagno che non vedeva da molto tempo.

«Dacci un taglio con i complimenti e fammi entrare», intimò l’uomo facendogli sentire la canna della pistola sul fianco, poi con un certo imbarazzo entrò in casa, Thomas salutò la Señora Alvarez che osservò la scena leggermente stranita.

Una volta chiusa la porta: «Saluti così tutti gli amici, tu?» chiese l’uomo.

«Solo quelli stronzi come te che mi rapiscono la figlia e mi chiedono un riscatto da 800.000 dollari... Ma che ci voi fare con tutti questi soldi? Guarda che se ti servono per una rinoplastica i connotati te li posso cambiare anche io. Ho una mano discreta» scherzò Thomas.

«Bravo, fa lo spiritoso. Meno sai meglio è», fece la voce in tono misterioso. «Sono qui dentro i soldi?» s’informò l’uomo guardando le due sacche rosse davanti alla poltrona.

«Sì, son lì dentro, ma prego accomodati. Gradisci qualcosa da bere? Non so: whisky, brandy, cognac o magari del buon gin inglese, eh!» gli propose Thomas senza perderlo di vista.

«Ti ringrazio, sei molto gentile nonostante la situazione, comunque sì, prenderò uno scotch se non è troppo disturbo...», disse con affabilità la voce e andò a sedersi vicino al riscatto.

«Disturbo! No, ma figurati, quale disturbo. Ti sei già preso mia figlia, che cazzo vuoi di più...!?», disse Thomas andando verso il minibar del salotto per preparare le bevande.

Thomas gli porse il suo scotch e rimase al suo fianco col suo bicchiere nella mano sinistra e la bottiglia nella destra.

«A che brindiamo? Agli affari?», chiese il rapitore sollevando il bicchiere in segno di brindisi.

«Io brindo a mi figlia e che tu possa marcire per il resto della tua miserabile vita in una prigione federale», disse Morris che gli stava accanto con tono duro, si scambiarono dei brevi sorrisetti in tralice e svuotarono tutto d’un fiato i loro bicchieri contemporaneamente.

«Tuttavia, devo ringraziarti per come hai trattato la bambina, per telefono l’ho sentita molto tranquilla, segno che sta prendendo la cosa come un gioco e di questo, te ne sono grato. Sai, a lei piace molto giocare con le bambole», disse Thomas riempiendo il bicchiere del sequestratore con una seconda dose di whisky.

«Vacci piano amico mio, non vorrai mica farmi ubriacare! E poi sì, tua figlia è una tipetta molto allegra e giocosa, ti assomiglia molto anche se ha gli occhi della madre...»

«Come hai detto scusa!»

«Mmmph! Niente, niente», disse l’uomo portandosi il bicchiere alle labbra con una tale rapidità che il vetro gli sbatté contro i denti, bevette talmente in fretta che per poco non ci si strozzò, tossì con forza e si asciugò le labbra con la manica della giacca.

Aveva detto qualcosa che non doveva. Nella mente di Thomas ritornò il ricordo di quel sorriso ammiccante al quale associò un paio di baffetti da... “No! Non era possibile, Zorro! L’amante della mia ex moglie”. Quando tornò alla realtà dai suoi pensieri vide l’uomo che affondava le mani nelle due borse tirando fuori mazzette di carta straccia.

«Hey! A che cazzo di gioco stiamo giocando, dove sono i miei soldi», disse con rabbia.

«No, “amico mio”, questa è una frase che dovrei dire io, non è forse così: Zorro!».

Gli lanciò la bottiglia di whisky che andò ad infrangersi contro la televisione, per schivarla l’uomo, si buttò sul tavolino, si frugò nervosamente nelle tasche della giacca in cerca della pistola, per farlo lasciò cadere il suo bicchiere sul tappeto, Thomas si avventò su di lui per immobilizzarlo, il vigliacco cercò di scappare verso la porta. Thomas fece in tempo ad afferrarlo per l’orlo dei pantaloni, cadde col volto sul pavimento, perse dalle mani l’arma che andò a finire qualche metro più avanti a pochi passi dall’entrata. Con un balzo Thomas riuscì a raggiungere l’arma prima del sequestratore, la prese e la puntò contro quel luridissimo rivenditore d’auto usate.

«Allora... Frank, ‘amico mio’, come sta la mia cara ex moglie? Alzati pezzo di merda!», gli intimò Thomas puntandogli l’arma in faccia. Frank si alzò mettendo le mani in alto.

«Mi chiamo Jimmy... Jimmi Tudesky», precisò l’uomo mettendosi in piedi.

«Come preferisci, Frank!»

«Senti Thomas, ti posso spiegare tutto.»

«Oh! Certo che lo farai, ma mettiti comodo, siediti su quel divano lì, sì, così da bravo. Ora rispondi a questa mia semplice domanda: Dove è mia figlia?»

 

Santiago Montrés

CONTINUA...

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