Venerdì, ore 8:30

I fratelli Capuano, titolari della ditta di elettricisti del paese, stanno ultimando la messa in opera delle luminarie previste per la festa del santo Patrono. Passo vicino al duomo e li vedo arrampicati su un'enorme scala intenti a fissare i cavi per una grande stella formata da moltissime lampadine colorate. Verrà fissata al centro del sagrato, davanti all’ingresso della chiesa. I festeggiamenti partono questo pomeriggio, il tempo scorre veloce e i lavori sono a buon punto. Dall’altro lato della piazza sono arrivati i giostrai con la consueta barchetta oscillante, tanto amata dai bambini. Anch’io quando ero più piccola impazzivo per saltare su quell’instabile pezzo di legno e volteggiare nell’aria. Quando scendevo mi tremavano le gambe, ma ero felice, correvo a casa per farmi dare altri soldini e riprovare l'emozione di stare in aria, fosse anche per pochi secondi. Sono cresciuta, non ci sono più salita, però la voglia di sentire l’adrenalina scorrere nel sangue non è mai passata.

Proseguo e, passata la chiesa, una stretta strada porta alla fine del nostro borgo: saranno un centinaio di metri in tutto. Lì hanno creato una specie di oasi naturale, un parco con molti alberi, panchine e, al centro, una fontana. Niente di eccezionale, ma nel contesto fa la sua figura. La vedo sempre attorniata da colombi, tortore e una varietà di altri uccellini. Lungo la strada e anche all’inizio del parco si mettono le bancarelle con svariati assortimenti di cibo: dalle classiche noccioline americane, allo zucchero filato, al banco della liquirizia, fino a  un furgone attrezzato per le fritture, quelle più richieste dai visitatori. 

Io mi sto dirigendo verso la nostra unica e piccola palestra dove mi attende la squadra. Dopo infinite insistenze, il sindaco ha concesso l’autorizzazione per una gara ciclistica da inserire nel novero dei festeggiamenti. Faccio parte di una squadra di sole donne e questo ci ha penalizzato parecchio: nessuno credeva possibile che un gruppo di ragazzine potesse essere all’altezza di una gara ritenuta molto difficile. Non capisco perché dovremmo riconoscere il coraggio di azioni pericolose solo ai maschi e non anche a noi femmine, che siamo in grado di fare le stesse cose. Io sono una ragazza che ha deciso di confrontarsi con i maschi. Cresciuta in casa con tre fratelli ho imparato presto a difendermi e a competere con loro. Non mi spaventa niente, sono sempre pronta a raccogliere le sfide. Ho scelto per il momento la bicicletta. Chi pensa che la bici sia un qualcosa di facile e accessibile si sbaglia di grosso. Ci vuole costanza, abitudine alla fatica e, in alcune occasioni, anche una buona dose d’incoscienza. Questa è la mia prima sfida pubblica, gli allenamenti non contano, devono vedere e rendersi conto che siamo in grado di fare le stesse cose dei maschi e forse le sappiamo fare anche meglio.

 

Venerdì, ore 19:30

È scesa la sera e il borgo si sta animando: sono arrivati i primi forestieri e gli abitanti dei paesi vicini. La nostra festa è riconosciuta come una delle migliori della zona. Sono ormai più di quindici anni che il nostro borgo primeggia con la festa patronale. Le luminarie sono accese e la grande stella illumina la piazza e la facciata del duomo. Nell’aria si sente già l’odore dei fritti e il cigolio sinistro della barchetta che ondeggia sempre più alta. Le campane annunciano l’inizio della messa che dà il via ufficiale alla festa. Io e le mie compagne siamo ancora in palestra per un ulteriore allenamento e per studiare bene il percorso che dovremo affrontare. Da come si legge sulla locandina affissa sui muri del borgo, domenica mattina ci sarà la gara di mountain bike, uno spettacolo in più che, speriamo, sarà ancora presente negli anni successivi.

 

Sabato, ore 19:00

Dopo il primo giorno, anche stasera c’è molta animazione per le vie del paese. La manifestazione sta procedendo alla grande. Una folla eterogenea passeggia fra i vicoli. Si muove dalla piazza del Duomo al parco. Tutti hanno comprato almeno una busta di noccioline, i bambini il gelato e quelli più anziani, i nostri vicini, sono seduti sotto gli alberi a osservare il passeggio divorando piatti di porchetta, formaggi, spiedini, e tutte le specialità preparate dalle nostre donne. Io, come atleta, sono esentata dal cucinare, ma non mi tiro indietro se posso dare una mano a servire. Gli uomini, alle postazioni della brace, non fanno in tempo ad arrostire carne e salsicce che i vassoi si svuotano in un amen.

Purtroppo domani sarò impegnata e non posso fare tardi, ho bisogno di riposare e dormire abbastanza, devo essere al massimo della forma. In giornata ho fatto un po’ di chilometri per prendere confidenza con il percorso. Ho visto i punti più delicati, quelli facili e la famosa discesa veloce attraverso il bosco e le rocce in località “La Brulla”. Quella, solo a vederla, mette ansia; pensare che dovrò buttarmi in picchiata su quel nastro bianco appena visibile cresce la preoccupazione, per non dire paura. Quando decidemmo di creare questo gruppo di ragazze cicliste sapevamo che avremmo, prima o poi, dovuto affrontare delle prove ardue. È venuto il momento, io e le mie compagne dimostreremo ai maschi la nostra capacità di essere alla pari con loro. Dopo un ultimo giro e un saluto a chi resta a cucinare e servire le nostre specialità, mi ritiro per la notte.

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